
Quando Fini disse che la destra deve riconoscersi nell'antifascismo ho pensato che fosse stata la frase più dura che abbia mai pronunciato in vita sua o che fosse una frase di circostanza (in quei giorni era in atto una grande polemica sul fascismo). Era stata una sorta di suicidio con onore, in pubblico. Il presidente di Azione Giovani a Roma (azione fascista, per intenderci) ha scritto sul sito: "Ce l'ho messa tutta per trovare un motivo valido per essere antifascista ma non l'ho proprio trovato anzi ne ho trovati molti per non esserlo. A questo punto ti prego di capirmi e con me tutti i ragazzi di Azione Giovani. Prego Dio affinché ci dia la forza di perdonare chi in nome dell'antifascismo ha ucciso giovani vite innocenti; ma cerca di comprenderci noi non possiamo essere, non vogliamo essere e non saremo mai antifascisti". Che vuol dire che non puoi essere antifascista? Hai una rotella fuori posto che non ti permette di farlo, idiota? Si può essere. Comunque Fini è stato un'eccezione, niente di più. Dovremmo vedere quanto, Fini, credesse nelle parole che stava pronunciando. Ma soprattutto mi rendo conto di una cosa: i fascisti ci sono, si sapeva, e sono sempre più giovani.
La vacanza è sacra. Ci sono ministri degli esteri che non vanno al Consiglio Europeo per la guerra in Georgia. Ci sono presidenti della Camera, poi, che vanno a fare immersioni in zone protette. Legambiente ha immortalato Fini, accompagnato da una imbarcazione dei vigili del fuoco, mentre si prepara all'immersione davanti alla Costa dei Grottoni, a Giannutri, definita dal decreto istitutivo dell'area protetta "zona 1", interdetta a qualsiasi attività che non sia di carattere scientifico. Il portavoce di Fini, Alfano (non lo Zerbino, ma Fabrizio) ha dichiarato in una nota: "Non abbiamo alcuna difficoltà a commentare una colpevole leggerezza non conoscendo esattamente i confini dell'area protetta". Bene, non conoscevano i confini. È stata una leggerezza. Ma cosa ci faceva in una barca dei Vigili del Fuoco? Ci si è ritrovato per caso? Succede: uno vuole salire nel suo yacht, si distrae e per errore si ritrova in una barca dei Vigili del Fuoco. Può capitare, nei sogni. Ma vogliamo sempre credere ai sogni? In realtà Fini voleva farsi qualche immersione nell'area protetta e ha avuto la bella idea di prendere una barca dei Vigili del Fuoco per non farsi notare. Il portavoce ha aggiunto: "Pagheremo la multa". E ci mancherebbe pure.
Torniamo a parlare di Bossi, visto che ormai si parla solo di questo. Ieri, intensa giornata politica. Fini alla Camera ribadisce che "l'unità nazionale, i suoi simboli e il loro rispetto sono condizioni indispensabili per qualsiasi politica di autentica riforma", infastidito più dalle parole di Bossi sullo stato fascista ("Dobbiamo lottare contro questo stato fascista") che da altro. Poi parla Italo Bocchino, quello che è sempre al Tg1 a raccontare i grandi risultati di questo governo: "Massimo rispetto per la Lega ma nessuno tocchi i simboli dell'unità nazionale perché questi sono limiti invalicabili". A dimostrazione della grande coesione nel centrodestra, arriva il piduista Cicchitto che, consapevole del fondamentale aiuto della Lega per le riforme, dichiara che "il Pdl dice no a processi politici da parte della sinistra che spesso considera Bossi e la Lega una costola di se stessa". Roberto Cota, capogruppo della Lega, sente il dovere di difendere il proprio leader con esilaranti parole: "Va colto il senso di quello che va dicendo il ministro delle Riforme e cioè che o si fanno le riforme o il paese esplode". Funziona così alla Lega: se vuoi chiedere riforme devi alzare il dito medio contro l'inno. Ma non contento, Cota aggiunge: "Il medio alzato poi, è relativo alla parola "schiavo", un termine che va abolito perché in contrasto con la nostra cultura democratica di oggi". Meglio bingo-bongo.
La Mussolini non ci sta. Ha fiutato la rissa, deve partecipare. Si guarda attorno, ma si accorge che Sgarbi non c'è e non può mandarlo a quel paese, per aumentare lo share. Allora tira fuori il cellulare, fa partire l'Inno di Mameli, ma lo ascolta solo lei, perché Gianfranco Fini fa spegnere il suo microfono. L'inno si sente solo due volte, per pochi secondi. Se avesse riprodotto la vera suoneria del suo cellulare, Faccetta Nera, ci saremmo divertiti di più.
Non è finita. Bossi arriva in aula e dice: "Fini poteva non intervenire". Interviene invece, in serata, Silvio Berlusconi che al telefono conferma a Bossi la solidità dei loro rapporti. Le polemiche non hanno scalfito la stima reciproca. In fondo Berlusconi sono 14 anni che attacca le istituzioni pubbliche e distrugge l'immagine nazionale ad ogni occasione.

È morto il ragazzo aggredito da 5 naziskin a Verona, Nicola Tommasoli. Tre di loro hanno confessato e ora si cercano gli altri due giovani. Le parole che hanno colpito di più sono quelle di Gianfranco Fini: "Gli scontri e le contestazioni della sinistra radicale contro la Fiera del Libro di Torino sono molto più gravi di quanto accaduto a Verona". Come si fa a tollerare delle parole del genere? Un giovane è appena morto e Fini, invece di condannare a gran voce l'aggressione, fa dei paragoni che esistono solo nella sua testa. Il gruppo di naziskin è solo uno dei tanti movimenti estremisti troppo sottovalutati questi anni dai gruppi della destra radicale. Bisogna stare molto attenti, il rischio che queste iniziative neofasciste prendano spazio nella società c'è, e bisogna evitarlo a tutti i costi. Fini, intanto, ha perso una buona occasione per stare con la bocca chiusa.