Stavamo gustando questo breve periodo di vacanze, ma Silvio ha rotto il silenzio. È tornato a parlare, a dire idiozie. Inizia parlando di Veltroni: "Avevo sperato che la gestione Veltroni significasse l'apertura di una stagione nuova della politica italiana. Invece la sudditanza psicologica e politica del Pd verso le frange giustizialiste è sconcertante". Silvio sperava nel dialogo. Ma quale dialogo vuole esserci quando un premier fa presentare dai suoi ministri un nuovo Lodo Schifani? Crede veramente che Veltroni potesse rispondere "parliamone"? Cosa vuoi parlarne, il Lodo Alfano è un'anomalia tutta italiana, inesistente in qualsiasi democrazia. Se giustizialista vuol dire rispettoso della giustizia, tutti gli italiani dovrebbero essere giustizialisti.
Poi Silvio, osa richiamare le idee di Falcone. Un omino che ha accolto nella sua villa uomini come Mangano, definito eroe, e che ha in Dell'Utri l'amico più fidato si permette di pronunciare il nome di Giovanni Falcone. Silvio vuole "mettere in pratica molte delle idee di Giovanni Falcone: separazione dell'ordine degli avvocati dell'accusa dall'ordine dei magistrati, indirizzo dell'azione penale superando l'attuale ipocrisia della finta obbligatorietà, criteri meritocratici nella valutazione del lavoro dei magistrati". Peccato che Falcone, come evidenzia il pm Antonio Ingroia "non ha parlato mai di avvocati dell'accusa per indicare i pm essendo anche lui un pm di riconosciuto equilibrio, né la necessità di un indirizzo dell'azione penale".
Ma lo spettacolo non finisce qui. Silvio fa nascere uno dei soliti gialli: se uno parla e poi smentisce, è ovvio che rimangono dei dubbi. Berlusconi avrebbe detto: "Grazie a Dio il mio amico Putin mi ha ascoltato. Altrimenti col cavolo che i carri armati russi si sarebbero fermati a quindici chilometri da Tbilisi. Abbiamo evitato un inutile bagno di sangue". Una frase impregnata di menzogne e folle compiacimento.
Poi arriva la smentita da Palazzo Chigi: "Il Cavaliere non avrebbe mai pronunciato questa frase che, tra l'altro, non appartiene certo al lessico del presidente del Consiglio". Anche questa nota è errata. Il 9 maggio 2005, Berlusconi affermò: "Ho cercato di appianare i contrasti esistenti tra Bush e Putin i quali mi hanno detto che il loro lungo colloquio di ieri sera è stato perfetto, e che tutto è rientrato. Tutti e due erano stati opportunamente preparati dal sottoscritto...". Questo è il lessico del premier, non dimentichiamolo.
Il Tribunale di sorveglianza di Napoli ha concesso gli arresti domiciliari a Bruno Contrada per gravi motivi di salute. L'ex funzionario del Sisde, condannato nel febbraio 2006 a 10 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, potrà lasciare il carcere dopo soli 14 mesi di detenzione (il 10 maggio 2007 la sentenza venne confermata in appello). Ma parliamo un po' della sua vicenda. Totò Riina fu arrestato il 15 gennaio 1993 dopo 25 anni di latitanza. Poteva essere arrestato nel 1981, durante un blitz in una villa in località Borgo Molara, se Contrada non avesse avvisato Michele Greco. E forse Totò Riina non avrebbe fatto uccidere Paolo Borsellino e Giovanni Falcone. Bruno Contrada ha permesso ad uno dei più importanti boss di sempre, di restare latitante per altri 12 anni.
Ma c'è una storia su Contrada che colpisce veramente. Il 19 luglio 1992, alle 16 e 58 minuti, Paolo Borsellino viene ucciso in Via D'Amelio. Le volanti della polizia arrivano sul posto dopo 15 minuti, ma 80 secondi dopo l'attentato Bruno Contrada telefona a Lorenzo Narracci, capo del Sisde a Palermo, per chiedere informazioni sull'attentato. Contrada sapeva che l'attentato sarebbe avvenuto.
Mastella voleva concedergli la grazia. "Normalmente per l'attivazione di questi strumenti si impiegano sei mesi. Io mi auguro che si faccia molto, molto prima" disse il ministro della Giustizia il 25 dicembre scorso. Convinto che con la grazia, le persone guariscono.
