
Finalmente Obama ha chiamato anche il nostro premier Silvio Berlusconi. Ieri sera è partita una telefonata dalla Casa Bianca verso Palazzo Chigi, ed è finita tutta la polemica che riguardava il nostro Silvio e il neopresidente degli Stati Uniti. Silvio è stato chiamato per ultimo, rispetto agli altri capi di governo, ma è stato contattato. Poco importa se è stato l'ultima persona a passare per la testa di Obama. Poco importa se è stato preceduto anche dal premier polacco Donald Tusk. L'importante è che Obama ha chiamato. Proprio mentre Silvio stava facendo la lampada.
Obama: "How are you mister Berlusconi?"
Silvio: "NAIN O CLOK"
Dopo la gaffe di Gasparri si era intuito che anche Silvio avrebbe detto la sua. L'interrogativo non era "se", ma "quando". E infatti ieri Berlusconi ha dato vita all'ennesima figura di merda del nostro Paese di fronte al mondo intero. Dice che "Obama è giovane, bello e abbronzato". Lo dice col sorriso, come se stesse pensando che "se sorrido credono che non sia un insulto". Ma questo è un insulto. Ed è uno dei peggiori: un insulto mascherato, da vigliacco. La notizia fa il giro del mondo. Tutti i giornali online la gettano in prima pagina. Stupore da tutte le maggiori testate internazionali. Rispondendo ai giornalisti scandalizzati, lui dice: "Perché? C'è qualcuno che ha obiettato? Uno può sempre prendere la laurea del coglione quando vuole". Ma non è tutto, prima di lasciare Mosca ha rincarato la dose rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano il suo stato d'animo di fronte alle critiche ricevute: "Li conoscevamo già ma non pensavamo fossero così tanto imbecilli".
Io avrò anche la laurea del coglione, ma lei, sig. Presidente del Consiglio è proprio un imbecille.
Mentre scrivevo il mio ultimo post mi chiedevo: "Avremo mai anche noi un Obama?". Poi sono andato sul sito de La Repubblica e ho letto le dichiarazioni di Gasparri ("Sulla lotta al terrorismo internazionale vedremo Obama alla prova, perché questo è il vero banco di prova. Gli Stati Uniti sono la democrazia di riferimento, portatrice di valori minacciati dal terrorismo e dal fondamentalismo islamico. Su Obama gravano molti interrogativi; con Obama alla Casa Bianca forse Al Qaeda è più contenta") e ho detto "lasciamo perdere". Sul sito de La Repubblica l'hanno chiamata gaffe, ma io dico: "che gaffe…stiamo parlando di Gasparri". Per lui è una cosa normale dire certe idiozie. Un cretino non può che dire cretinate.
Sentendo, tempo fa, le prime balle di Gasparri potevo consolarmi sperando che fosse sotto l'effetto di stupefacenti. Poi col passare del tempo ho capito che è proprio fatto così: non ha un cervello.
Ovviamente nessun tg ha fatto notare i commenti di Gasparri. Perché la nostra è un'informazione seria.
Il gran giorno è arrivato. Questa notte sapremo se l'America è pronta ad avere il suo primo presidente di colore della storia, Barack Obama. Sapremo se gli Usa saranno in grado di rialzare la testa dopo gli 8 anni del disastro Bush. Sapremo se gli americani sono pronti al cambiamento, ad una trasformazione radicale della loro storia, portando con sé il resto del mondo. Obama ha fatto tutto ciò che poteva, ora tocca agli americani sfruttare l'occasione e dare al loro Paese il cambiamento di cui ha bisogno, che merita. Ventuno mesi di campagna elettorale, tra comizi, confronti tv e continui spostamenti per conquistare il maggior numero di voti per la sfida finale. Sta per terminare un lungo cammino, iniziato il 10 febbraio 2007 a Springfield, in Illinois, sul palco assieme alla moglie e alle due figlie. Quel giorno decise di sfidare tutto e tutti. Finora ha vinto la sua battaglia, ma adesso serve l'ultimo passo, quello decisivo. Forza America, forza Obama.

Barack Obama ha chiuso la convention democratica a Denver con uno grande discorso, 45 anni dopo lo storico "I have a dream" di Martin Luther King. Nello stadio erano presenti 84mila persone, una folla immensa. Una cosa impossibile già da pensare, in Italia. Nei nostri palazzetti con qualche decina di persone, in cui ci sono più attori sul palco che spettatori ad assistere. Anche Veltroni è andato a Denver. Da mesi dice di ispirarsi ad Obama, ma l'unica convergenza tra i due è lo slogan del cambiamento: da una parte "Yes, We Can", dall'altra l'orrendo "Si può fare" che pare fuoriuscito da un bar di un quartiere periferico di Roma.
Ma torniamo ad Obama. Cosa intende per cambiamento? Questa notte ha risposto a questa domanda: "Fatemi spiegare esattamente cosa significherà cambiamento se divento presidente: indipendenza dal petrolio mediorientale in dieci anni, lavorando ad eliminare gli sprechi ed investendo sulle energie verdi; tagli fiscali alla classe media e non ai più ricchi e alle multinazionali che portano il lavoro fuori dall'America; un'istruzione di livello per tutti i bambini e un sostegno economico agli studenti per pagare l'università; impedire che le assicurazioni sanitarie possano discriminare chi è malato; ritirare le truppe dall'Iraq e concentrarsi nella battaglia contro i terroristi in Afghanistan, con l'obiettivo di catturare Bin Laden".
L'unico dubbio resta, quindi, l'operazione militare in Afghanistan, ma vedremo come sarà svolta.
E mentre nella mia testa immagino un imbarazzante incontro tra il Presidente Obama e il nostro Silvio, sono convinto che la vittoria democratica possa originare un cambiamento non solo per l'America, ma per il mondo intero.