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lunedì, 11 maggio 2009

La Berlusconizzazione dell'Italia

Dal The Economist del 30 aprile:

La Berlusconizzazione dell'Italia
Il Primo ministro italiano sembra più che mai fortemente radicato




Se c’è qualcuno che se la passa bene in questo periodo di crisi, questo è il Primo ministro italiano, Silvio Berlusconi. L’Italia sta certamente soffrendo: il Fondo Monetario Internazionale prevede che il Pil scenda del 4,4% quest’anno, un calo maggiore che in Gran Bretagna, Francia o Spagna. Ma Mr. Berlusconi resta in modo significativo più popolare degli altri leader europei. Il livello di approvazione questo mese, calcolato dall’ IPR Marketing di Repubblica, è attualmente arrivato al 56%.

(…)

Per gli oppositori di Berlusconi, egli sta raccogliendo i vantaggi di un lungo periodo di influenza sulle opinioni dei suoi compatrioti che nessun politico contemporaneo può contrastare. Ogni italiano sotto i 30 anni sta crescendo con una maturità politica in un Paese dove Mr Berlusconi e la sua famiglia controllano metà delle televisioni, uno dei quattro quotidiani nazionali, uno dei due settimanali di attualità e la più grande casa editrice.

Il suo controllo sui media ha cambiato gli atteggiamenti e anche il significato delle parole. Quando è sceso in politica nel 1994, pochi credevano in lui quando sosteneva di essere vittima di giudici comunisti conniventi; ora è largamente creduto. Quindici anni fa, un azzurro rappresentava l’Italia nelle competizioni sportive internazionali, e un moderato era un centrista. Oggi un azzurro è qualcuno che rappresenta Mr Berlusconi in parlamento; un moderato è chiunque vota per lui.

L’impercettibile berlusconizzazione dell’Italia può aiutare a spiegare la tendenza che ha travolto il Paese negli ultimi 12 mesi. Non solo per spiegare il fatto che l’opposizione è divisa e che i sindacati sono spaccati. Serve a spiegare la convinzione che ha afferrato buona parte della società, secondo la quale il primo ministro starà al potere indefinitamente. “Sono costretto a dire che non vedo alternative a Silvio Berlusconi”, ha dichiarato Gabriele Muccino, un regista e uno dei tanti intellettuali e artisti che hanno espresso recentemente simili parole. Questo è ironico in un Paese in cui i politici hanno lavorato per 15 anni per un sistema bipartitico. Questo è di cattivo augurio per le future riforme economiche, per le quali Mr. Berlusconi sta mostrando poco interesse. E questo è anche preoccupante per qualsiasi democrazia, specialmente quando è possibile vedere ciò nelle parole e nelle azioni del primo ministro.

Il suo nuovo partito è antidemocratico nella forma, come lo era Forza Italia. Egli è stato acclamato, non eletto, leader nel congresso fondativo il mese scorso che lo ha autorizzato a costituire l’esecutivo. Mr Berlusconi denigra per abitudine i giudici, e da quando è tornato al potere è anche diventato sempre più sprezzante della legislatura. L’uso del suo Governo di strumenti procedurali per interrompere il dibattito parlamentare è stato criticato dal suo alleato, Gianfranco Fini, leader di Alleanza Nazionale e presidente della Camera dei Deputati. Mr Berlusconi ha cercato di giustificarsi affermando che la miriade di controlli e di bilanci nel sistema rende ingovernabile l’Italia. Ma, come il Presidente Giorgio Napolitano ha replicato recentemente, queste idee puntano a “soluzioni autoritarie”. Dopotutto il sistema fu creato per impedire il ritorno di un dittatore come Benito Mussolini.

Pochi credono che esista il rischio di un ritorno in quei tempi bui. Ma parecchi libri recenti hanno evidenziato l’entità dell’ascesa di Mr Berlusconi e hanno avanzato domande su come intende sfruttare tutto questo. Massimo Giannini, uno di questi autori (vicedirettore di Repubblica ndr), sostiene che il suo scopo “non è una dittatura in senso classico, ma una forma moderna di totalitarismo post-ideologico”.
Il più importante motivo di preoccupazione giunge dalle stesse parole di Berlusconi.
Nel congresso inaugurale del suo nuovo partito ha ricordato ai 6mila delegati che “la sovranità appartiene al popolo”. Ma egli ha anche dichiarato che il suo è “l’unico partito che definisce l’identità del nostro popolo”. Infatti, ha detto, “noi dobbiamo essere un popolo anche più di un partito”. Questo pare puro populismo.

I sostenitori di Mr Berlusconi respingono tutti questi dubbi, insistendo sul fatto che il suo unico obiettivo a lungo termine è la presidenza (anche se, forse, dopo una riforma costituzionale per renderla più potente). Il 25 aprile, il giorno ricordato dagli italiani per la liberazione degli Alleati nel 1945, il primo ministro ha offerto sostegno per l’idea che lo vede aspirare a guidare la nazione, non solo la destra. Ha preso parte per la prima volta alle celebrazioni. Più tardi ha ritirato un controverso disegno di legge che avrebbe voluto dare onori e pensioni ai fanatici soldati di Mussolini.
Ma il Presidente Berlusconi ha inoltre colto l'occasione per suggerire che il nome della festa dovrebbe essere cambiato. Non dovrebbe essere il giorno della liberazione, ma della libertà. Come, ad esempio, del Popolo della libertà?
postato da: ermes91 alle ore 13:58 | link | commenti (48)
categorie: politica, informazione, berlusconi, dittatura, pdl
lunedì, 20 aprile 2009

Rai, di tutto di più

C’è qualcosa di potenzialmente peggiore di un possibile Belpietro al Tg1? La risposta, come prevedibile, è sì.

Pochi sanno che dalla stagione 2009-2010 entreranno in vigore nuove clausole contrattuali per alcuni programmi, come Anno 0 e Report. Queste clausole prevedono la consegna al conduttore della responsabilità penale e civile sulle varie cause fatte al programma. Quindi, Santoro o la Gabanelli dovranno provvedere da sé a difendersi in tribunale, senza che mamma Rai faccia nulla. Nel caso di Report, ad esempio, le cause sono tante, fatte dai soggetti coinvolti che hanno tutto l'interesse a screditare il programma per distogliere l'attenzione dello spettatore sulle schifezze narrate. La Gabanelli quindi dovrà badare da sola a difendere un lavoro che porta avanti, cosa del tutto inedita nel panorama televisivo.

Allarghino la clausola anche per i direttori dei telegiornali Rai, che sparano cazzate su cazzate. Ah, dimenticavo: le loro cazzate servono solo per osannare chi è al potere, figurarsi se ci sarebbero cause. Complimenti alla nuova gestione Rai, dunque, che porta avanti l’ennesimo tentativo di zittire una delle poche trasmissioni che fanno vera informazione. Infine, vorrei proporvi questo filmatino, che dimostra chiaramente come l’informazione di stato non è un pericolo. L’abbiamo già.


sabato, 13 settembre 2008

Video intervento Antonio Di Pietro

Ecco i 7 video che ho realizzato durante l'intervento di Antonio Di Pietro ieri a Vasto.
Cliccando l'immagine qui sotto visiterete il mio canale YouTube dove potete scegliere i video da guardare.

martedì, 29 aprile 2008

Dittatura dolce

Viviamo in una dittatura dolce, e chi si rifiuta di chiamarla in questo modo, credo non sia a conoscenza di tutte le attività del nostro presidente del consiglio Silvio Berlusconi.

Ricapitoliamo la situazione dell’informazione nel nostro Paese:
Abbiamo 7 canali nazionali principali. Silvio Berlusconi ne possiede 3: Rete4, Canale5 e Italia1.
Questo fatto sarebbe già abbastanza grave in una democrazia, in una qualsiasi democrazia.

Passiamo alla RAI. La RAI è governata da nove membri del Consiglio d'Amministrazione: sette consiglieri vengono eletti dalla Commissione parlamentare di vigilanza, due consiglieri vengono indicati dal Ministero del Tesoro.

La commissione di vigilanza RAI (o per dirla tutta, la Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi) ha lo scopo di sorvegliare l'attività del servizio televisivo e radiofonico nazionale. Come la sorvegliamo? Con i gruppi politici.

Già, perché i senatori e i deputati dei gruppi parlamentari possono eleggere i loro rappresentanti alla Commissione di vigilanza, e ovviamente la maggioranza avrà più rappresentanti.

In questo modo Silvio Berlusconi giunge ad avere il controllo totale dell’informazione televisiva nel nostro Paese.

E se passiamo all’informazione giornalistica, la situazione è peggiore.

Silvio Berlusconi controlla:

Il Giornale (Mondadori)

Libero (in cui scrivono, per citarne alcuni, Marcello Veneziani, Antonio Socci, Antonio Martino, Renato Brunetta, Gilberto Oneto, Gianni De Michelis)

Panorama (Fininvest)

Il Foglio (grazie alla moglie Veronica Lario)

Il Secolo d’Italia (giornale di Alleanza Nazionale)

La Padania (giornale della Lega)

Inoltre abbiamo il Corriere della Sera e La Stampa che sembrano buttarsi sempre dalla parte del vincitore (abbiamo già potuto vedere una smielata di Mieli a Berlusconi durante una recente puntata di Matrix)

E se vogliamo dirla tutta, la Fininvest ha piccole partecipazioni in Mediobanca e in Capitalia, che a loro volta sono azioniste di Rcs Mediagroup (Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport).
Al gruppo Rcs fa anche capo il 7,5 per cento del gruppo italiano Poligrafici editoriale, che controlla Il Giorno , La Nazione , Il Resto del Carlino , il Quotidiano nazionale .

Non dobbiamo dimenticare il fido compagno Giuseppe Ciarrapico.
Silvio Berlusconi lo ha accolto a braccia aperte nel Pdl: "Ciarrapico ci serve, per i piccoli ma radicati quotidiani".

Infatti Ciarrapico ha due società editoriali, la Nuova Editoriale Oggi S.r.l. e Ciociaria Oggi, per un totale di 11 testate locali e una media complessiva di circa 50 mila copie vendute ogni giorno.
I suoi giornali sono: Molise Oggi, Ciociaria Oggi, Ostia Oggi, Fiumicino Oggi, Guidonia Oggi, Civitavecchia Oggi,
Castelli Oggi
, Viterbo Oggi, Eur Oggi, Rieti Oggi e Latina Oggi (nomi molto originali, tra l’altro).
Latina Oggi e Ciociaria Oggi sono entrambi distribuiti, al prezzo di 1 euro, con Il Giornale.

E per concludere, possiamo anche vedere che la Mondadori ha il controllo di Radio 101.

Credete ancora di avere un’informazione libera nel nostro Paese? Credete ancora che questa sia una democrazia?

 

 

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postato da: ermes91 alle ore 20:07 | link | commenti (37)
categorie: politica, politici, informazione, berlusconi, dittatura, giornali