Durante il processo di Mani Pulite, i giornalisti assediavano i tribunali. Ogni cosa, ogni minimo particolare veniva riportato sui giornali. Decine di giornalisti si appostavano fuori dai tribunali in cerca di notizie. Il giorno erano lì, la notte erano lì. Le vicende di decine di imprenditori e politici finivano dritte in prima pagina. Non a caso, i giornalisti di quel tesissimo periodo sono stati accusati di aver contribuito psicologicamente ai molti suicidi di imputati.
Era un'informazione onnipresente. Era presente quando veniva arrestato Bettino Craxi. Era presente quando gli indagati si sentivano male e venivano caricati nelle ambulanze.
Oggi tutto è cambiato. Nessuno che avesse fatto una bella diretta televisiva dall'aula del processo per corruzione di Silvio Berlusconi. Eppure è il nostro presidente del Consiglio, non capita tutti i giorni. Il caso Dell'Utri, sparito. Si è parlato un po' del processo di Totò Cuffaro, ma solo perché il condannato festeggiava con un bel vassoio di cannoli siciliani.
I giornalisti si sono inzerbiniti. Oltre ai soliti noti Travaglio, Gomez, Beha, Corrias e pochi altri, non abbiamo più giornalisti degni di essere chiamati in questo modo.
Decidono loro le cose da dire. Decidono loro su cosa possono riflettere le persone. Hanno un grande potere. Sono armi di distrazione di massa.
Se un cittadino abituato a credere alle favole di Berlusconi e alle notizie dei tg nazionali, ieri avesse visto la puntata di Blu Notte, avrebbe pensato che si stesse parlando di un altro Paese. E invece si parlava proprio dell'Italia, del misterioso rapporto tra mafia e politica. Di Andreotti, di Dell'Utri, di Berlusconi, di Cuffaro. Nel processo del 2003 per associazione mafiosa, ad Andreotti viene riconosciuto il reato di partecipazione all'associazione a delinquere, reato estinto per prescrizione. Allora, questo cittadino che stava guardando il programma di Carlo Lucarelli avrebbe capito che non è normale che un 7 volte Presidente del Consiglio, un 25 volte ministro e ora senatore a vita avesse avuto "una autentica, stabile ed amichevole disponibilità verso i mafiosi fino alla primavera del 1980". Ma soprattutto, si sarebbe sdegnato vedendo i tg che mostravano l'avvocato Bongiorno mentre urlava a squarciagola "assoluzione!" al telefono con Andreotti.
Ascoltando la vicenda del processo di Marcello Dell'Utri, poi condannato in primo grado a 9 anni per associazione mafiosa, avrebbe scoperto che Dell'Utri è proprio il braccio destro di Silvio Berlusconi. È proprio uno dei fondatori di Forza Italia.
Seguendo la storia di Vittorio Mangano, ritrovatosi all'interno di Arcore come un normalissimo funzionario e poi definito eroe da Berlusconi, avrebbe capito che non capita tutti i giorni di ospitare un mafioso per casa, non volontariamente, soprattutto se è stato un certo Dell'Utri a presentarlo al padrone.
Prestando ascolto alla vicenda di Totò Cuffaro, si sarebbe indignato, accorgendosi che condannato a 5 anni per favoreggiamento semplice (cioè di singoli mafiosi), è stato presidente della regione Sicilia per 7 anni e ora si trova in parlamento.
Ma poi osservo gli ascolti tv di ieri sera e mi accorgo che Blu Notte ha ottenuto il 9,45% di ascolti della serata, cioè il secondo programma meno seguito dopo Il commissario Cordier. Ora è tutto chiaro.
Tra gli eletti alle nuove elezioni, spicca senza dubbio il nome di Salvatore Cuffaro.
Salvatore Cuffaro, detto Totò, vice-segretario nazionale dell'UDC e presidente della Regione Sicilia fino al 28 Gennaio 2008, giorno delle sue dimissioni. Dieci giorni prima viene dichiarato colpevole di favoreggiamento semplice e condannato a 5 anni di reclusione. L'Assemblea regionale siciliana, però, respinge la mozione di sfiducia presentata dal centro sinistra. È ovvio, un politico condannato soltanto per favoreggiamento semplice merita di restare Presidente di una regione nota, più che altro, per la mafia. Ma lui è un uomo di onore, tant'è che si dimette due giorni dopo. "Mi dimetto per non tradire quegli ideali ai quali sono stato educato. Lo faccio per la mia famiglia e lo faccio come ultimo atto di rispetto verso i siciliani" disse. Grande rispetto per i siciliani, e Casini naturalmente dichiarò di avere "un profondo apprezzamento per il suo senso delle istituzioni e per il suo amore per
Ora Totò siederà 5 anni al Senato. Rappresenterà gli elettori per 5 anni, continuerà a mangiare cannoli e continuerà a non tradire quegli ideali ai quali è stato educato.