Se qualcuno si stava ancora chiedendo il motivo per il quale inventare un ministero della Semplificazione, ma soprattutto il motivo per il quale consegnare questo, quanto pur stupido, ministero ad un tale come Roberto Calderoli, forse ha avuto un chiarimento.
Basta leggere questa notizia: Una norma "salvava" chi reagiva ai soprusi dei pubblici ufficiali: il decreto Calderoli l'ha eliminata con altre 29 mila.
Eh già, i cittadini erano esenti da sanzioni "quando il pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio o pubblico impiegato" avesse causato la reazione dei cittadini "eccedendo con atti arbitrari i limiti delle sue attribuzioni".
Oggi non più. I cittadini non possono reagire, hanno sempre torto.
C'è Calderoli.
Roberto Calderoli: "Piuttosto che rimettere l'Ici o qualunque tassa in più sono disposto a bruciarmi davanti al Quirinale".
Silvio, sfruttiamo l'occasione dai! Due piccioni con una fava.
È arrivata puntualmente la prima conquista del governo Berlusconi. La Libia, dopo aver avvisato l'Italia di possibili "ripercussioni catastrofiche" nelle relazioni con l'Italia se Roberto Calderoli fosse diventato ministro, ha assistito all'assegnazione del Ministero della Semplificazione al politico leghista.
Il comunicato libico recita: "La Libia è impegnata negli sforzi per respingere l'afflusso di immigrati illegali verso l'Italia, esaurendo le sue risorse materiali e spendendo una grande quantità di denaro per proteggere le coste italiane dall'ondata di immigrati clandestini. Adesso la Libia non sarà più responsabile della protezione delle coste italiane dagli immigrati illegali, poiché la parte italiana non ha rispettato l'impegno nel dare appoggio alla Libia".
Per l'assegnazione di un ridicolissimo ministero ad un altrettanto assurdo e squallido politico, sono a rischio visti d'ingresso per gli italiani, i contratti con l'Eni e l'aiuto che la Libia dava nel trattamento dei clandestini sulle coste nordafricane.
Non ci dobbiamo sorprendere. Anche perché il governo libico ha considerato la patetica esibizione della maglietta con disegni offensivi dell'Islam da parte del ministro leghista, come causa scatenante delle proteste contro il consolato italiano di Bengasi, che nel febbraio 2006 causarono 11 morti e 35 feriti.
Avanti tutta.