


Dopo gli scontri avvenuti nelle stazioni di Roma e Napoli con protagonisti i tifosi napoletani, il capo della Polizia, Antonio Manganelli, aveva dichiarato: "Dietro gli incidenti provocati dai tifosi napoletani potrebbe esserci l'influenza della criminalità organizzata". Tutti i telegiornali aprivano con questa notizia. In tv si parlava di camorra, sembrava un miracolo. Ne parlano solo perché c'è di mezzo il calcio, pensai. Infatti La Russa, appena ha sentito queste dichiarazioni, ha sentito il bisogno di dire una fesseria. Non si può parlare di camorra. Per il ministro della Difesa, le parole di Manganelli erano un alibi. La camorra non c'entrava niente. Poi il vicecapo della Polizia ha reso noto che 200, tra i 1000 ultrà, erano pregiudicati e che hanno partecipato anche ad altre violenze. E La Russa ha ritratto tutto.
Insomma, per sentir parlare di camorra, bisogna sperare che succeda qualcosa nel calcio. O che qualcuno venga ucciso. In quei casi la camorra rinasce. I tg e i giornali la riscoprono per due o tre giorni. Fanno qualche servizio, chiedono di commentare, Studio Aperto realizza il solito filmato con la lacrimuccia alla fine. Poi il vuoto. Ma la camorra è sempre lì. E regna, come tutte le mafie.
Rinizia il campionato di calcio, ne consegue che riniziano gli scontri tra le tifoserie. Non importa quale sia il nemico: polizia, tifosi avversari, una stazione. Basta che ci si sfoga. Dopo una settimana di duro lavoro le persone credono di potersi sfogare devastando una stazione e producendo danni per 500 mila euro. Ma i napoletani non sono degli animali. Questi animali ci sono in quasi tutte le tifoserie: Roma, Lazio, Milan, Juve, Palermo, Catania, Inter, Livorno e chi più ne ha, più ne metta. Siamo tutti degli animali. Se non riusciamo ad andare allo stadio senza creare disordini e se non riusciamo a fermare chi crea questi disordini. Dopo la morte di Filippo Raciti avrei fermato le trasferte per almeno una stagione intera. Lo farei anche ora, dopo queste avvisaglie. Manderei allo stadio solo i tifosi di casa, così risolvo il problema in pochi minuti. Tutti a casa a vedersi la partita in tv, devastando la sala, ma non un treno. Il digitale terrestre farebbe faville, ma chiuderei un occhio.
Abete torna a minacciare: "Il calcio non è rappresentato da questi delinquenti, che noi speriamo allo stadio non entrino più". Ogni volta la stessa storia: si minaccia, si chiude qualche stadio ai tifosi ospiti, si mette qualche poliziotto in più davanti all'entrata e dopo qualche settimana torna tutto come prima, convinti che il problema sia risolto.
Sembra che stiano aspettando un altro Raciti, un altro tifoso morto. Come sempre, come in tutte le cose che riguardano la collettività, non ci si accorge del problema se non quando è troppo tardi.