Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità.
Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale
ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. Le immagini pubblicate sono quasi tutte tratte dalla rete internet. Qualora il loro uso violasse diritti d'autore, lo si comunichi all'amministratore del blog che provvederà alla loro pronta rimozione.
I commenti sono proprietà dei rispettivi autori. Non sono in alcun modo responsabile del loro contenuto.
I contenuti di questo blog sono pubblicati sotto una Licenza Creative Commons.
Licenza Creative Commons
Il Nobel per la pace Obama ha deciso di non firmare il trattato internazionale che vieta le mine anti-uomo, la loro vendita e il loro uso. Il governo statunitense ha affrontato la questione, ha riferito il portavoce Ian Kelly, e ha deciso di proseguire la politica di George W. Bush sulla materia. "Abbiamo deciso che la nostra politica sulle mine resta invariata", ha detto Kelly.
Oltre 150 paesi hanno ratificato la convenzione che vieta la produzione, l'uso, lo stoccaggio e il commercio di questi ordigni di distruzione. I paesi che non firmano sono, oltre agli Stati Uniti, Cina, Russia, Birmania, India e Pakistan. Le mine anti-uomo hanno ucciso accidentalmente almeno 1.266 persone nel mondo l'anno scorso, ferendone 3.981.
Lo stesso Nobel per la pace sta per decidere sull'aumento delle truppe in Afghanistan. Sarebbero più di 30mila i soldati in partenza.
E il Nobel per la pace ha anche telefonato ad un altro candidato al Nobel per la pace, Silvio Berlusconi, chiedendo il sostegno dell'Italia nel rafforzamento dell'impegno della comunità internazionale in Afghanistan. Il candidato al Nobel per la pace ha accolto positivamente questa richiesta.
Silvio Berlusconi ha intenzione di presentare un certo Bernardo Misaggi alla presidenza della Regione Calabria. Misaggi è il primario di chirurgia all'istituto Pini di Milano e lo straordinario merito politico che ora gli permette di aspirare alla carica di governatore è semplicemente quello di aver avuto in cura la madre del premier, Rosa. Il suo nome scavalcherebbe quindi quello di Giuseppe Scopelliti, sindaco di Reggio Calabria, fino a ieri certo della candidatura.
Non ci sorprende, in fondo in Puglia Silvio era riuscito a far presentare in una lista collegata al Pdl Patrizia D'Addario, la escort del lettone di Putin a Villa Certosa. Si fa tutto in famiglia.
Roma, 22 nov - "Non intendo affatto ritirare la mia candidatura". Il sottosegretario all'economia Nicola Cosentino ribadisce la sua posizione in un'intervista a Libero. E se giovedì la Giunta per le autorizzazioni desse il via libera al suo arresto? "Non mi ritirerei dalla corsa nemmeno in questo caso. A meno che non fosse Berlusconi a chiedermelo".
Maurizio Gasparri, leggete con attenzione: "Il punto di partenza resta l'elezione diretta dei massimi vertici istituzionali. Meglio sarebbe una vera e propria Repubblica presidenziale in cui i cittadini potessero scegliere un Presidente della Repubblica dotato di effettivi poteri. L'ipotesi minimale è quella dell'elezione diretta del Capo del Governo.
Gli italiani già vivono questa realtà nella Costituzione materiale, votando nella consapevolezza che la loro indicazione sarà decisiva per designare chi dovrà guidare l'esecutivo. La Costituzione formale è in grave ritardo. Accanto al federalismo, alla giustizia, alla riduzione del numero dei parlamentari, alla revisione del bicameralismo, l'elezione diretta di chi ci deve governare è il primo punto da cui partire".
Questa dichiarazione mostra l'ignoranza abissale di Gasparri e anche la sua deficienza.
Poiché la "Costituzione materiale", cioè la modalità reale dell'esercizio politico dei cittadini, è diversa dalla "Costituzione formale", cioè cosa è scritto nella Costituzione, si cambia la Costituzione formale, vista come qualcosa di apparente, di non-reale. Anzi, per Gasparri è anche "in grave ritardo", come se l'anomalia fosse proprio la Costituzione, e non una legge elettorale che ha asportato ai cittadini il diritto fondamentale di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento. Una legge elettorale che induce i cittadini all'idea di poter scegliere il proprio capo del governo, nonostante la sua elezione venga solo dopo quella delle due camere, e in virtù della fiducia di quest'ultime. Ma questo lo dice soltanto la Costituzione formale...
In poche parole: il nuovo è rappresentato dall'attuale legge elettorale, il vecchio è la Costituzione formale.
E cioè: la Costituzione deve adattarsi ad una legge definita da tutti una porcata.
Di cambiare legge elettorale e restituire dignità al popolo non se ne parla proprio.
Il Governo ha presentato ieri al Senato il disegno di legge sulla giustizia. E' uno schifo immondo, intitolato "Misure per la tutela del cittadino contro la durata indeterminata dei processi". Ah, questa sì che è una tutela.
Con tre semplici articoli si cerca di raggiungere la certezza della fine dei processi, facendo leva sulla "ragionevole durata", espressa nel ddl. Ma non la certezza della pena, quella è un'altra cosa, scomoda.
I processi durano in media 7 anni: noi li facciamo durare 6. Due anni in primo grado, due in secondo e altri due in Cassazione. Come sia possibile raggiungere questo obiettivo senza stanziare dei fondi per il sistema giudiziario, nessuno lo sa.
Si sa, invece, che il ddl prevede la prescrizione dei processi in corso in primo grado per i reati "inferiori nel massimo ai dieci anni di reclusione" se sono trascorsi più di due anni a partire dalla richiesta di rinvio a giudizio del pubblico ministero. Si sa, come riferisce l'Associazione nazionale magistrati, che i reati destinati ad andare in prescrizione sono: "abuso d'ufficio, corruzione semplice e in atti giudiziari, rivelazione di segreti d'ufficio, truffa semplice o aggravata, frodi comunitarie, frodi fiscali, falsi in bilancio, bancarotta preferenziale, intercettazioni illecite, reati informatici, ricettazione, vendita di prodotti con marchi contraffatti; traffico di rifiuti, vendita di prodotti in violazione del diritto d'autore, sfruttamento della prostituzione, violenza privata, falsificazione di documenti pubblici, calunnia e falsa testimonianza, lesioni personali, omicidio colposo per colpa medica, maltrattamenti in famiglia, incendio, aborto clandestino". Pochi.
Casualmente sono inclusi i reati di frode fiscale e di corruzione in atti giudiziari, e casualmente due processi a carico di Berlusconi si fondano proprio su queste due accuse (frode fiscale Mediaset e corruzione di Mills).
Si sa che andranno in fumo alcuni dei principali processi attualmente in corso: Parmalat, Cirio, Antonveneta, Enelpower, Thyssen, Eternit, lo scandalo rifiuti della Regione Campania e lo scandalo della clinica Santa Rita.
L'ennesima follia berlusconiana.
Il Governo vuole giungere ad una riforma della giustizia che sia in grado di ridurre i tempi dei processi. Girava l'idea di una prescrizione breve per aiutare il premier a smarcarsi ancora una volta dai problemi giudiziari, ma questo progetto sembra sia stato escluso, a meno di successivi emendamenti subdoli e vigliacchi durante la discussione parlamentare.
Pare, insomma, che questa volta le faccende personali di Berlusconi non dovrebbero orientare una riforma che riguarda la totalità del sistema giudiziario. Dico "pare", perché con questi personaggi non si è mai sicuri, e in passato ce lo hanno dimostrato. Bisogna essere cauti, come dicono nel Partito Democratico ("Bisogna aspettare il testo"), ma non chiusi come l'Italia dei Valori, con Di Pietro che parla di atto criminale, quando ancora nessuno sa cosa preveda concretamente la riforma.
Di Pietro che, tra l'altro, ha ricevuto 10 domande dal quotidiano Micromega. Domande firmate da Salvatore Borsellino e Andrea Scanzi, "sulle quali ritengono che dai vertici del partito fin qui risposte sufficientemente chiare non siano arrivate". Dall'illegalità all'interno del partito alla democraticità del sistema dirigenziale. Si attendono le risposte.
(Clicca qui per leggere le domande di Micromega)
A forza di attaccare i programmi di Rai Tre, definendoli comunisti e robaccia di sinistra, Berlusconi riesce ad ottenere ciò che vuole.
Ieri il direttore generale della Rai, Mauro Masi, ha annunciato che verrà sostituito il direttore di Rai Tre Paolo Ruffini, nonostante dal niente e quasi con niente sia riuscito a creare una rete televisiva con programmi di alta qualità e con ascolti altissimi.
Report, Presa Diretta, Che tempo che fa, Ballarò: tutti programmi scomodi al premier, tant'è che questo ha mandato settimane fa un suo "uomo", il ministro Fitto, proprio nel programma di Floris a leggere questa fantomatica lista (video che ho pubblicato dal titolo "L'indice dei programmi proibiti", che potete vedere nel caso voleste rendervi conto a che livello siano arrivati).
Mentre si cerca di tappare la bocca a Rai Tre, in politica si discute delle candidature per le prossime elezioni regionali. Il Pdl vuole proporre in Campania Nicola Cosentino, ora sottosegretario all'Economia e spesso tirato in ballo da pentiti della camorra (tra tanti candidati proprio lui, viene da chiedersi). Ma Cicchitto ieri sera al Tg1 mi ha rassicurato: "Credo che sia del tutto scontato che noi scegliamo come Popolo delle libertà delle candidature alla presidenza della regione che siano di alto profilo e di garanzia da ogni punto di vista". Alla faccia.
C'è Bruno Vespa che ha scritto questo maledettissimo libro dal titolo "Donne di cuori", in uscita venerdì.
Dico maledettissimo perché da dieci giorni a questa parte non passa un'edizione di un telegiornale senza che si apra la pagina politica con una dichiarazione che Silvio Berlusconi ha fatto proprio a Vespa. Dal "se condannato non mi dimetto" al "nessuno ha armi per ricattarmi": tutte rivelazioni del premier fatte al giornalista della Rai. Delle anticipazioni che vengono date ogni giorno, in ogni notiziario di ogni rete. Tutte "tratte dal nuovo libro di Vespa".
Dopo anni e anni nei quali Vespa si è inchinato davanti al padrone, dimenticando il suo ruolo di giornalista e la sua dignità, ora riceve una ricompensa. Gli scoop del presidente del Consiglio, tutti nel suo libro, da comprare ovviamente.
In caso di eventuale condanna nei processi ancora in corso a suo carico, Silvio Berlusconinon si dimetterà da presidente del Consiglio dei ministri: "Ho ancora fiducia nell'esistenza di magistrati seri che pronunciano sentenze serie, basate sui fatti. Se ci fosse una condanna in processi come questi, saremmo di fronte a un tale sovvertimento della verità che a maggior ragione sentirei il dovere di resistere al mio posto per difendere la democrazia e lo stato di diritto".
Non l'avrei mai detto.
Mi ha spiazzato...
In fondo è sempre stato così eticamente corretto...
Ma ora capisco: lo fa per difendere la nostra democrazia.
Grazie Silvio, grazie.
L'idea di Rutelli di lasciare il Partito Democratico e creare una nuova forza di centro con Casini e l'Udc potrebbe avere risvolti molto interessanti. Prima di tutto quello di evitare un avvicinamento troppo stretto tra Pd e Udc (o meglio dire "alleanza"), un pensiero che balenava nella testa di Bersani da tempo, ma che ora, si spera, potrà fare un passo indietro. In secondo luogo, la manovra di Rutelli potrà trascinare con sé soggetti incomprensibili all'ambiente democratico, la Binetti in primis, e dare finalmente al partito un orientamento di sinistra, quella scelta che Rutelli definisce "assurda". Assurda e incomprensibile pareva, invece, la sua presenza nel Pd, così come la sua "minaccia di abbandonare il Pd" (se fosse una minaccia, questa sarebbe l'unica a far tirare un sospiro di sollievo).
Ieri, Silvio Berlusconi ha telefonato in diretta a Ballarò. E' partito subito il suo monologo: giudici comunisti, debito pubblico ereditato dalla sinistra, giornalisti di sinistra, programmi tv di sinistra. Floris chiede: "Mi fa fare qualche domanda?", ma Silvio risponde che la tv non appartiene al conduttore e di non essere a sua disposizione (il che ricorda la replica della Bindi alla battuta del premier "lei è più bella che intelligente" di qualche settimana fa...si sarà confuso). In fondo è solo il presidente del Consiglio.
Sono giorni tristissimi, in cui gli uomini di un presidente del Consiglio che va con le prostitute attaccano un presidente della regione che va con i trans. In cui il presidente del Consiglio ammette di essere stato a conoscenza del video di Marrazzo, di aver ordinato di non pubblicare la vicenda su uno dei suoi giornali, e di aver anche avvisato l'ormai ex presidente del Lazio.
E dunque, cos'è più triste? Ascoltare dei servi che dichiarano di voler sapere tutta la verità, quando poche settimane prima chiudevano entrambi gli occhi di fronte allo scandalo escort e gridavano alla difesa della privacy, oppure sapere che un presidente del Consiglio era a conoscenza che un governatore di regione andasse a divertirsi con dei transessuali (e che fosse ricattato soprattutto), ma ha voluto tener nascosta la vicenda, avvisando anche il diretto interessato, a mo' di palo?
Intanto Bersani vince le primarie del Pd. Bossi ha commentato: "E' un padano, ma questo non vuol dire molto, perchè ci sono anche dei padani che non funzionano". Che fosse un'autocritica?
Marrazzo si è "autosospeso" dalla carica di presidente della regione Lazio.
Due giorni dopo l'uscita dello scandalo. Senza alcuna domanda presentata da giornali, per mesi e ininterrottamente. Un gesto etico che bisogna riconoscere, dopo la vergogna. Gasparri voleva la verità. Ha dichiarato che nel Pd c'è una crisi morale di cui il partito deve interrogarsi. Lui l'ha detto.
Ieri sera ho temuto che apparisse in tv a proclamare la superiorità (anche) sessuale del centrodestra. In fondo a loro piace la gnocca, a Sircana, Marrazzo and Company no.
Non l'ha fatto ma è ancora in tempo, sono fiducioso.