Pochi sanno che dalla stagione 2009-2010 entreranno in vigore nuove clausole contrattuali per alcuni programmi, come Anno 0 e Report. Queste clausole prevedono la consegna al conduttore della responsabilità penale e civile sulle varie cause fatte al programma. Quindi, Santoro o
Allarghino la clausola anche per i direttori dei telegiornali Rai, che sparano cazzate su cazzate. Ah, dimenticavo: le loro cazzate servono solo per osannare chi è al potere, figurarsi se ci sarebbero cause. Complimenti alla nuova gestione Rai, dunque, che porta avanti l’ennesimo tentativo di zittire una delle poche trasmissioni che fanno vera informazione. Infine, vorrei proporvi questo filmatino, che dimostra chiaramente come l’informazione di stato non è un pericolo. L’abbiamo già.
In Abruzzo si voterà fino alle 15 di questo pomeriggio, ma già abbiamo conosciuto il vincitore. Era più semplice del solito prevederlo, ma fa sempre un grande effetto quando senti che solo il 34,9% degli aventi diritto è andato a votare. Ciò vuol dire che circa solo una persona su tre è andata a votare. Tre anni fa votò il 51,7% e vinse quel gran signore di Del Turco. Oggi vince l'astensionismo. Frutto del ciclone che ha coinvolto il Presidente e la Giunta regionale, l'astensionismo ha vinto, nettamente. Non la chiamerei antipolitica, ma disinteresse per la politica. Antipolitica vuol dire essere contro la politica, ma qui credo che ormai all'antipolitica si sia sostituito un totale disinteresse per la politica. Non credo che gli abruzzesi abbiano pensato che "sono tutti uguali", o magari che abbiano riflettuto e siano arrivati alla conclusione che non si debba votare se ci si sente costretti a scegliere "il male minore". Credo, invece, che sia giunta una sensazione di disinteresse naturale, che ha cancellato anche queste poche riflessioni che gli abruzzesi potevano fare. É come se gli elettori si sentissero naturalmente spinti a non andare a votare.
Questo è il risultato del recente fallimento della politica locale. E un po' sono deluso. Speravo che l'Abruzzo potesse cambiare, o perlomeno tentare questo cambiamento. Magari dando anche un segnale ai piani alti. Speravo che gli abruzzesi si svegliassero e in massa andassero a votare per smentire la maggior parte dei sondaggi che dava vincitore Gianni Chiodi. Ci speravo. E su tutte queste speranze che sembrano fallite, spero di sbagliarmi.
Prendete un elettore del Pdl. L’unica cosa di cui è certo, oltre che Silvio è il salvatore inviato da Dio, è che chi non ha votato per Berlusconi, o chi non lo sostiene, è un comunista o un "giustizialista". Il termine "giustizialista", poi, va di moda da qualche mese. Vorrei sapere chi l’ha iniziato ad usare per guardarlo negli occhi e urlare: "Se per giustizialista intendete la non distruzione del sistema giudiziario, dovremmo essere tutti giustizialisti, cretino". Comunque io non sono comunista, né giustizialista. Sono un semplice cittadino che si è stufato di vivere in un Paese diverso da tutti gli altri. Mi sono stufato si sentire la solita frase che "siamo l’unico paese in cui…". Dove non si possono scegliere i propri rappresentanti. Mi sono stufato di essere preso per il culo dai media esteri. Non sono comunista. Sono un semplice cittadino che si è stufato di vedere un’opposizione che non si oppone. Mi sono stufato di vedere politici che fanno i propri interessi e sospirare "tanto lo fanno tutti". Mi sono rotto di assistere a tentativi di annullare ogni minima forma di giustizia nel mio Paese. Mi sono stufato di vedere un nano che va in giro con i tacchi che sta cancellando il futuro dei giovani in Italia e che ci sta facendo regredire a Paese del Terzo Mondo.
Mi sono stufato di sentirmi chiamato comunista o giustizialista, perché non lo sono. Non esistono più questi termini. Ci sono i cittadini liberi, ma voi non l’avete capito. E quando lo capirete sarà troppo tardi, per voi.
Famiglia Cristiana continua ad attaccare il governo e si scatena un'altro putiferio. Ieri il settimanale citava un rapporto dell'organizzazione Esprit augurandosi che "non sia vero il sospetto che in Italia stia rinascendo il fascismo sotto altre forme". In un editoriale di Beppe del Colle, vengono duramente criticati i provvedimenti del governo in tema di sicurezza, soprattutto ''la sciocca e inutile trovata di rilevare le impronte digitali ai bambini rom''. Del Colle fa notare: "Eppure, di tanto in tanto arrivano lettere: siete cattocomunisti. Perché? Perché critichiamo l'attuale Governo, come abbiamo fatto con tutti i Governi, anche democristiani, quando ci sembrava giusto e cristiano farlo''. Ma certo, che si aspettavano? Se critichi il governo è ovvio che sei comunista.
Intanto Maurizio Gasparri è in vacanza e si annoia, per questo ha querelato il direttore di Famiglia Cristiana per le dichiarazioni rilasciate a La Stampa.
Mentre ci spremevamo le meningi per comprendere il vero motivo di questi attacchi, ecco che il Vaticano prende le distanze da Famiglia Cristiana. Per il direttore della Sala Stampa vaticana il settimanale "non ha titolo per esprimere né la linea della Santa Sede né quella della Conferenza episcopale italiana". Ora, il nuovo dilemma sarà rivolto proprio sulla credibilità di questa presa di distanza.
Nel frattempo Nanni Moretti esprime il pensiero di tanti italiani, sotto forma della solita incredulità, che sta lasciando via via spazio alla rassegnazione: "In nessun Paese democratico del mondo sarebbe stato consentito a Berlusconi di potersi candidare e di avere una tale concentrazione di giornali e televisioni. Ma manca la memoria, manca un'opinione pubblica, si accetta tutto come normale. In un altro Paese, e lo dico tra virgolette, sarebbe stato "punito" dagli elettori".
In risposta, le televisioni e quasi tutti i giornali non hanno riportato le sue dichiarazioni.
Una delle cose che non sopporto di più è l'ipocrisia. Se, poi, ad essere ipocrita è un politico, la cosa mi innervosisce ancora di più, troppo. Tralasciando il fatto che ormai la politica sta lentamente diventando, o è diventata, sinonimo di ipocrisia, commedia, perbenismo, disonestà e tutto ciò che riguarda l'arte della bugia, non posso lasciar passare tutto. Non posso non commentare certi episodi. E allora leggo che il Presidente del Senato, Renato Schifani, è andato a Palermo per commemorare il giudice Gaetano Costa, ucciso il 6 agosto del 1980, e anche il vicequestore Ninni Cassarà e Roberto Antiochia, uccisi il 6 agosto dell' 85. Ma non sopporto, soprattutto, che si presenti come un nemico della mafia: ''Gli eletti direttamente dal popolo, quindi sia i sindaci che i presidenti delle Province abbiano il diritto-dovere di avere la forza e il coraggio di dire no ad eventuali designazioni dei partiti che essi stessi non dovessero condividere. La mafia si combatte anche così''.
Il nostro Presidente della Camera deve ancora spiegare al "popolo" i suoi rapporti con Benny D'Agostino e Nino Mandalà, di cui era socio nella società di nome Sicula Brokers. Già, perché Benny D'Agostino nel 1997 fu arrestato con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e successivamente condannato, e Mandalà fu arrestato nel 1998 e successivamente condannato a 8 anni per associazione mafiosa.
E invece di raccontare a tutti la verità, presenta a Marco Travaglio un atto di citazione presso il Tribunale civile di Torino affinché lo risarcisca di 1 milione e 300 mila euro, perché quelli di Travaglio sono stati "commenti sulla vita privata delle persone".
Invece di raccontare a tutti la verità, rappresenta il Governo nelle commemorazioni delle stragi di mafia.
Tutto questo mi fa schifo.
Ormai lo avrete capito: condivido gran parte delle manifestazioni e campagne di Beppe Grillo, ma non tutte. Ricorderete, forse, la richiesta di moratoria per l'immigrazione dalla Romania (definì i Rom una "bomba a tempo che va disinnescata"). Lì esagerò, inconcepibilmente. Ed ecco che oggi scoppia una nuova polemica per l'ultimo intervento di Grillo nel suo blog. Premettendo che il paragone tra la Apple di Steve Jobs e il nostro Presidente della Repubblica è irrazionale, non riesco a capire i successivi insulti a Napolitano. "Giorgio Napolitano rappresenta l’Italia. La sua salute non è un fatto privato. La salute può essere l’unica giustificazione del suo comportamento. Vorrei essere rassicurato se è in grado di esercitare ancora il suo incarico e per quanto tempo. Se possibile disporre della sua cartella sanitaria" ha scritto il comico genovese. Qualunque fossero state le ragioni, non sarei mai sceso sul piano personale per criticare le decisioni del Presidente della Repubblica. Grillo attacca Napolitano perché "si è pronunciato contro la spettacolarizzazione dei processi quando le procure sono sotto l’attacco del governo. Ha firmato senza battere ciglio il lodo Alfano. Una legge incostituzionale. Ha trascorso un sereno compleanno in piazzetta a Capri tra musicanti e inquisiti, tra cui la moglie di Mastella e Bokassa Bassolino". Credo che Napolitano avrebbe potuto esprimersi in difesa della magistratura, data la complessità della discussione attuale, ma non c'è dubbio che il Presidente della Repubblica non si sia mai schierato contro la magistratura, piuttosto abbia svolto un ruolo di equilibrio tra la politica e la giustizia. Non so se ha passato il compleanno con Mastella e Bassolino. Sarebbe un po' insolito, ma non abbiamo notizie ufficiali. Ciò che non comprendo sono gli insulti a Napolitano per la firma del Lodo Alfano. Il Presidente della Repubblica deve rigettare solo leggi che siano palesemente incostituzionali. Per Napolitano, a un primo esame, il disegno di legge è risultato corrispondere ai rilievi formulati nella sentenza della Corte Costituzionale sul Lodo Schifani. Sembra che siano stati, quindi, sanati i punti incostituzionali del Lodo Schifani. Se così non fosse, ci penserà la Corte Costituzionale, visto che esiste per questo motivo.
Ovvio, credo che il Lodo Alfano sia una norma enormemente immorale. Ma se è costituzionale, non possiamo fare niente.
La manifestazione di Piazza Navona, il No Cav Day, è finita tra migliaia di polemiche.
Tra tutti gli oratori è spiccato l'intervento di Sabina Guzzanti. Parte con dei versi che chiama Verità Popolari: "Fior di viagra, una volta si moriva di pellagra. Importa solo della sua prestazione, è il viagra che farà l'opposizione" e prosegue con un "Osteria delle ministre, para ponzi ponzi po. Le ministre sono maestre, para ponzi ponzi po. E se a letto son portento, figuriamoci in parlamento. Dammela a me Carfagna, pari opportunità". Dopo questa introduzione, continua il suo attacco al ministro Carfagna, che successivamente annuncerà di voler querelare Sabina Guzzanti. Riferisce una notizia, che in Italia tutti i giornali hanno cestinato: il giornale argentino El Clarin ha pubblicato delle intercettazioni tra Mara Carfagna e Silvio Berlusconi, con un dialogo che faceva riferimento ad un rapporto di sesso orale.
Poi tocca al Papa, accusato dalla comica di aver contribuito a far cadere il governo Prodi, con quella farsa dell'apertura negata all'università della Sapienza. Chiama razzista la politica del Vaticano nei confronti dei gay, richiamando gli innumerevoli pestaggi con oggetto gli omosessuali. Chiude presentando una regola che ha imparato da un ex tossico: "Chi va a mignotte, pippa la cocaina". Ma ci tiene a precisare: "Berlusconi non pippa", ma si "strafà di viagra".
Sabina Guzzanti è stata preceduta dagli interventi di Travaglio e Beppe Grillo. Marco Travaglio ha ripetuto ciò che continua a ripetere da mesi. Annuncia di voler difendere Silvio perché è un uomo stanco, sia dal punto di vista politico che sessuale. Racconta tutti tentativi non riusciti di Berlusconi di farsi cacciare dalla politica, e attacca Veltroni che va incontro alla mantide religiosa, sorridendo.
Dopo Travaglio, tocca a Beppe Grillo. Come preannunciato attacca Napolitano che "fa parte della banda dei quattro", ma manda praticamente tutti a quel paese con un "fatevi un bel passaporto e andate tutti a fanculo".
Dopo questi tre interventi, avviene ciò che non doveva avvenire: Di Pietro prende le distanze dagli insulti a Napolitano, a Veltroni e al Papa. Sembra ovvio che il leader dell'IdV non possa unirsi agli attacchi di Travaglio, Grillo e Guzzanti, ma quel suo tirarsi indietro sembra vanificare tutte le parole dette sul palco.
Di Pietro sapeva che sarebbero servite parole forti, le ha avute.
Ogni anno si assiste alla solita farsa degli 8 paesi più ricchi e industrializzati che si riuniscono e discutono dei grandi problemi del mondo. A presentare la commedia ci ha pensato il Papa, che ha lanciato un appello affinché "i membri del G8 mettano al centro delle loro deliberazioni i bisogni delle popolazioni più deboli e più povere". Il Papa, con i suoi 10 chili di oro addosso, chiede più solidarietà. Devono fare come la Chiesa, che usa addirittura il 34% della somma ricavata dall'8 per mille per opere caritatevoli.
Naturalmente lo spettacolo procede come solito. Il Protocollo di Kyoto è andato a farsi benedire, per questo si tenta di proporre qualcosa che possa accontentare gli ambientalisti. Detto fatto: i leader del G8 hanno raggiunto il consenso necessario per dimezzare le emissioni di gas responsabili dell'effetto serra entro il 2050. Chiaramente tra un decennio questa proposta verrà modificata e magari spostata al 2100, ma anche al 2500, chissà.
Un altro argomento di discussione è la crescita economica globale. Per combattere gli alti prezzi delle materie prime, petrolio e alimentari in primis, il G8 è "determinato a intraprendere iniziative appropriate, individualmente e collettivamente per assicurare stabilità e crescita". Come aiutare la collettività? La risposta è nel documento approvato oggi: "la globalizzazione è un elemento chiave per la crescita dell'economia globale e per delle economie forti e floride, sostenute da valori comuni di democrazia, da libertà economica e da istituzioni affidabili". Il G8 vuole assicurare la crescita dei paesi più poveri attraverso le multinazionali. La vita di milioni di persone è in mano a questi leader miliardari. Forse non lo sanno.
Oggi, 17 giugno 2008, parte l'operazione salvare il culo del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Oggi il provvedimento verrà discusso in Senato. Circolavano già voci di una possibile norma salva-premier, ma tutti hanno esclamato: "No dai! Non lo farebbe...non lo rifarebbe mai". Sono stati presentati due emendamenti: nel primo si indicano quali sono i procedimenti che devono avere priorità rispetto agli altri, nel secondo si prevede la sospensione dei processi penali relativi a fatti commessi fino al 30 giugno 2002 (compreso il caso Mills, ovviamente). Ma non è tutto: Berlusconi è intenzionato a presentare un lodo Schifani-bis, un disegno di legge "per evitare che si possa continuare ad utilizzare la giustizia contro chi è impegnato ai più alti livelli istituzionali nel servizio dello Stato". Vuole rispolverare quel lodo Schifani bocciato dalla Consulta perché incostituzionale (viola gli articoli 3, principio di uguaglianza, e 24, diritto di difesa, della Costituzione).
Per Berlusconi si tratta di "un provvedimento di legge a favore di tutta la collettività e che consentirà di offrire ai cittadini una risposta forte per i reati più gravi e più recenti". Lo fa per gli italiani. E poi aggiunge il solito vittimismo da ragazzino: "toghe di sinistra contro di me". Questi comunisti.
Berlusconi ribadisce la sua posizione sull'utilizzo delle intercettazioni: "il diritto alla privacy è la prima cosa perché tutto il popolo italiano ha diritto, quando alza la cornetta, di non sentirsi intercettato", e aggiunge che "in Europa le intercettazioni si fanno sulle organizzazioni criminali e terroristiche e basta. E noi dobbiamo adeguarci a ciò".
Da La domenica del villaggio e da Miss Italia al Parlamento è un bel salto, ma nulla è impossibile per Mara Carfagna.