
Mai come in questi giorni è chiaro che i nostri telegiornali portano avanti un'informazione falsa, quasi manipolata. Mi riferisco alla guerra a Gaza.
Ma c'è un giornalista, in particolare, che da anni sembra portare avanti una campagna anti-palestinese. Si tratta dell'inviato della Rai, Claudio Pagliara, ormai noto per i suoi collegamenti con il tg1 e il tg2.
Pagliara è un tipo che si presenta in tv con un giubbotto antiproiettile e in ogni diretta fa pacatamente e serenamente disinformazione.
Sia ben chiaro: non vogliamo che Pagliara comunicasse notizie pro-palestina. Vogliamo solo un'informazione libera, oggettiva.
In rete sono tutti schifati da questo personaggio.
I giornalisti sono incomunicabili, ma forse ho trovato qualcosa.
Ho trovato il modo di contattare Pagliara: facebook. Già, questo tipo ha un contatto facebook.
Ora, create un account facebook e scrivete un messaggio a Pagliara. Io ho riattivato il mio account, dato che quando mi registrai durò circa 2 minuti, e ho inviato questo messaggio:
Oggetto: Informi o si faccia da parte
Caro Claudio Pagliara,
lei non lo sa ma molte persone come me si pongono queste domande: verrà un giorno in cui lei la smetterà di portare avanti questa specie di informazione filo-israeliana? Verrà un giorno in cui lei inizierà veramente ad informare le persone con un'informazione libera e oggettiva? Verrà un giorno in cui lei cercherà di aiutare, in quella minima parte che le è possibile, il popolo palestinese, ma anche israeliano, semplicemente attraverso un'informazione vera?
Questo ci chiediamo.
Quando quel giorno arriverà, ce lo dica. Altrimenti può anche farsi da parte. Si tolga quel giubbotto antiproiettile con il quale vuole trasmettere timore e coraggio allo stesso tempo, consegni il microfono ad un giornalista serio, anzi, normale, oppure lo dia direttamente a Vittorio Arrigoni, si faccia da parte in modo da renderci felici, fieri di pagare il canone della sua rete per il motivo per cui questo esiste: essere informati.
Ermes
Inviate anche voi un messaggio. Potete anche copiare il mio, basta che scriviamo.
Aggiornamento: oggi il tg1 ha trasmesso un servizio di Pagliara su 3 vittime israeliane, con un'intervista ad una famiglia italiana che vive in Israele. Le 300 e passa vittime palestinesi dove sono?
Silvio ha paura. Ha paura che qualche sua telefonata sia resa pubblica. Nell'ultima conferenza stampa ha detto che "se venisse intercettata una mia telefonata di un certo tipo me ne andrei in un altro Paese". Dai forza! È ora il momento giusto. Pubblichiamo una telefonata, magari quella con la Carfagna, così prendiamo due piccioni con una fava. Ma il premier ha anche aggiunto che "non è mai veramente democratico un Paese nel quale tutti hanno il timore di essere intercettati". Solo chi ha qualcosa da nascondere ha paura di essere intercettato. E lui ci nasconde qualcosa.
Comunque è interessante sapere che Silvio ha le idee veramente chiare. "Prima il federalismo, poi la giustizia" aveva detto. Poi "prima la giustizia, poi il presidenzialismo". E oggi "prima il federalismo, poi la giustizia". Tutto chiaro. Domani forse avremo un'altra combinazione.
La Lega, intanto, ha abbassato un'altra volta la testa di fronte al suo padrone. Ormai sono disposti a tutto pur di conquistare quel benedetto federalismo. Ieri, Berlusconi ha anche riferito che "le sfumature all'interno della maggioranza stanno scomparendo perché lo stesso Maroni, dopo che ho parlato con Bossi, mi ha detto che è giusto escludere le intercettazioni nel caso di reati contro la pubblica amministrazione". Poveri leghisti. Senza coerenza, né dignità.
Come sappiamo, il figlio di Antonio Di Pietro, Cristiano Di Pietro, è al centro della discussione politica di questi giorni. Prima di tutto bisogna dire una cosa: Cristiano Di Pietro non è indagato. L'ex provveditore alle Opere Pubbliche di Campania e Molise, Mario Mautone, poi finito agli arresti per il caso Global Service, avrebbe tentato di ricattare il figlio di Antonio Di Pietro, senza riuscirci. Ma allora perché c'è tutto questo gran baccano intorno alla figura di Cristiano Di Pietro? Semplice: le conversazioni con Mautone "tendenzialmente potrebbero rientrare nell'ambito dei ruoli istituzionali" ma avrebbero assunto "nel corso delle indagini un contenuto alquanto ambiguo" con riferimento a presunte richieste di affidamento di incarichi e presunti interessamenti. Praticamente avrebbe segnalato a Mautone alcuni nomi di professionisti. Su tutto questo ovviamente aspettiamo lo sviluppo delle indagini, così come quelle su Bocchino e Lusetti, perché, come ho risposto ad un commento che dava del delinquente a Italo Bocchino, "ricordiamoci che fino al terzo grado di giudizio una persona è innocente".
Comunque vorrei parlare anche di Antonio Di Pietro. Di fronte a questa vicenda giudiziaria ha reagito in coerenza con le sue idee, quasi totalmente. Il leader dell'Italia dei Valori ha detto: "Non c'è figlio che tenga: le indagini devono andare avanti anche se sfiorano la famiglia. E ben vengano le intercettazioni. Non ci uniremo alla politica paludata che chiede la riforma delle intercettazioni: noi, sia io che mio figlio, non abbiamo nulla da nascondere". Nei giorni successivi ha anche dichiarato che le intercettazioni sono come il bisturi per il chirurgo. Ho detto che è stato coerente quasi totalmente perché c'è stata una frase che personalmente non ho gradito in pieno: "[Cristiano Di Pietro] ha anche detto in un paio di telefonate: "a Bologna ci sono dei bravissimi professionisti che conosco molto bene e sono bravi e se devi dare qualche lavoro dalli pure a loro". Ora, se questo dovesse essere un fatto penalmente rilevante dovremmo mettere il recinto intorno a tutto il Paese". Ecco, questa generalizzazione non mi è piaciuta. Mi ha ricordato troppo le solite parole dei soliti Gasparri, Cicchitto, Bocchino e dello stesso Silvio.
Comunque Antonio Di Pietro ha resto noto sul suo blog di non aver apprezzato il comportamento del figlio: "Come consigliere provinciale di Campobasso, risulta che mio figlio avrebbe segnalato anche il nominativo di un paio di, a suo dire, bravi professionisti a Mautone. È un comportamento senza alcuna rilevanza penale ma, a mio avviso, comunque, non opportuno e non corretto".
Aspettiamo, dunque, il proseguo dell'indagine.
Non ho ancora capito cosa intendeva veramente Walter Veltroni quando, dopo la revoca degli arresti domiciliari dell' ex sindaco di Pescara Luciano D'Alfonso, disse: "Quello che è avvenuto a Pescara è gravissimo. Esprimo a D'Alfonso che torna pienamente libero la mia soddisfazione. Ma la vicenda ha dentro di sé gravi implicazioni che meritano una riflessione più compiuta che ci riserviamo di fare fin dalle prossime ore". Ma pur con la revoca degli arresti domiciliari, il gip Luca De Ninis ribadisce "la gravità del quadro indiziario" sottolineando che per effetto delle dimissioni di D’Alfonso e del commissariamento del Comune è venuto meno "il pericolo di inquinamento probatorio". Capito Uòlter? Non siamo qui a valutare l'operato del gip, visto che la vicenda è molto complessa e anche abbastanza sospetta, ma una cosa è certa: non puoi dire che questo è un fatto gravissimo. Quale fatto gravissimo? Non è mica stato assolto D'Alfonso. Insomma, stiamo zitti e aspettiamo il processo. A meno che a Uòlter non venisse in mente di dialogare con Berlusconi sulla riforma della giustizia. Questo è il pericolo maggiore, anche perché credo che ancora non si conosca pienamente la figura contorta e maanchista di Walter Veltroni.
Intanto anche Vittorio Sgarbi si è espresso sulla vicenda, attaccando Veltroni: "E' comodo indignarsi solo dopo che la magistratura ha dato bollino verde a D'Alfonso". Bollino verde? Non è stato assolto, Sgarbi!
Ah ma lo capisco: Sgarbi continua a ignorare che nel 1996 è stato condannato a 6 mesi e 10 giorni di reclusione per il reato di falso e truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato, per produzione di documenti falsi e assenteismo e nel 1998 per diffamazione aggravata.
Se questi sono i bollini verdi della magistratura, Silvio dovrebbe assomigliare ad un kiwi.
Pensavo che con l'indagine in corso Italo Bocchino avrebbe smesso di sparlare nei nostri telegiornali, e invece...
17 dicembre: va in carcere l'imprenditore Alfredo Romeo, mentre finiscono agli arresti domiciliari altre 12 persone, tra cui due assessori e due ex assessori della giunta napoletana. Sono indagati anche Renzo Lusetti, del Pd, e Italo Bocchino, del Pdl.
18 dicembre, conferenza stampa di Italo Bocchino: "La mia colpa? Avere consigliato a Romeo uno chef per il suo nuovo ristorante".
23 dicembre, conferenza stampa di Italo Bocchino: "Si tratta con evidenza di semplici e normali conversazioni in cui si parla di politica e che oltre a non prefigurare alcun reato non procurano alcun imbarazzo".
Ok, diciamo che questo chef voleva entrare in politica.
Voglio fare una riflessione, e spero che proponiate delle soluzioni alla questione. Berlusconi nella conferenza stampa di fine anno ha detto: "Una politica internazionale vigorosa, il ritorno dello Stato che fa lo Stato, la soluzione del problema dei rifiuti in Campania e Alitalia che torna a essere una compagnia di bandiera ed infine la decisione di fare una finanziaria triennale mettendola al riparo dagli "assalti alla diligenza" degli anni passati. Sono questi i temi più importanti affrontati dal governo nei primi mesi del suo mandato. Anche per questi risultati l'apprezzamento nei confronti del governo e del suo premier è al 72%". E poi ha aggiunto: "Serve una informazione più distesa e non basata sulle contrapposizioni, cosa che invece avviene nei talk show e che provoca soltanto l'allontanamento dei cittadini dalla politica. Tanto che, in base agli ultimi dati che ho, l'apprezzamento per la politica da parte dei cittadini è di appena il 7%".
Dunque, Silvio. Riflettiamo. I dati dicono che l'apprezzamento per la politica da parte dei cittadini è di appena il 7%, mentre l'apprezzamento per il premier è del 72%. Ma...Com'è possibile?
Ah, forse ho capito: non lo apprezzano come politico. Lo apprezzeranno come corruttore. Forse come ex-piduista. Forse lo apprezzano per la sua chioma.
Silvio è molto pensieroso in questi giorni. Qualche giorno fa il pm Fabio De Pasquale ha chiesto la condanna a 4 anni e 8 mesi per David Mills, imputato di corruzione in atti giudiziari nel processo in cui la posizione di Silvio Berlusconi è stata separata, in attesa che la Corte Costituzionale decida sulla legittimità del lodo Alfano.
Per il pm "non fu una corruzione occasionale, Mills aveva un rapporto di sudditanza e dipendenza economica con Silvio Berlusconi e il suo gruppo. Ha preso tanti soldi per dire il falso nei processi a carico di Berlusconi".
Ops. Silvio e ora che facciamo? Diciamo che Mills si è autocorrotto? Oppure facciamo un lodo Mills? Si, si potrebbe fare...Poiché lavora per te non può essere processato. Che ne dici? Bella idea, no?
Tanto siamo tutti fessi. Dacci dentro.
Ieri si è svolta la conferenza stampa di fine anno del premier Silvio Berlusconi. Non so se avete avuto la stessa impressione, ma i giornalisti parevano abbastanza intimoriti. Sembravano dei picciotti per la prima volta di fronte al loro capoclan (questa è la prima metafora che mi è venuta in mente, quindi ce la teniamo).
Comunque Silvio Berlusconi si è dilungato ampiamente, più del previsto, nel suo monologo di fine anno. Ha confermato che il Governo varerà il disegno di legge sulla riforma della giustizia nel primo consiglio dei ministri del 2009, ma ha un'idea un pochino contorta del dialogo: auspica "una riforma condivisa", ma ribadisce che non si siederà al tavolo, qualora venisse costituito. Un po' come il suo avvocato Ghedini, che ad Anno Zero aveva detto che prima di dialogare bisogna prima farla, la riforma. Lo stesso Ghedini aveva anche starnazzato contro Di Pietro riguardo la riforma sulle intercettazioni, che per lui includerà anche i reati contro la Pubblica Amministrazione. E invece il suo padrone ieri ha annunciato che "bisogna restringere le intercettazioni anche sulle indagini sui reati contro la Pubblica Amministrazione".
Ha ribadito che bisogna tornare al nucleare (le fonti rinnovabili non esistono e non gli passa neanche per la testa questa possibilità). Ci sono stati i soliti attacchi ad Antonio Di Pietro, il giustizialista che rappresenta "un abbraccio mortale" per il Pd. Ah, un'ultima cosa: la crisi non esiste, ma se esiste "la profondità e l'estensione sta tutta nella mani dei cittadini italiani ed europei". Loro non c'entrano nulla, sono solo al Governo.
Il presidente dimissionario della Regione Sardegna, Renato Soru, ha ceduto a un fiduciario tutte le sue partecipazioni azionarie in vista di una sua ricandidatura alle elezioni regionali del prossimo anno. Sarà il professore di diritto commerciale all'università di Cagliari, Gabriele Racugno, a gestire, con un regime di "negozio fiduciario", che equivale al blind trust inglese, tutte le azioni di Tiscali e le quote dell'Unità. L'ha annunciato lo stesso Soru, dopo aver firmato davanti a un notaio l'atto col quale cede il possesso delle sue quote azionarie e la gestione dei beni, di cui comunque conserva la nuda proprietà.
A Racugno passerà circa il 20% delle azioni di Tiscali, detenute da Soru, e quelle con cui il presidente controlla la Nie, la società editrice del quotidiano l'Unità. Nel contempo il fratello del presidente, Emanuele Soru, entrato nei giorni scorsi nel cda della Nie, si è dimesso oggi. (La Nuova Sardegna)
È una notizia che in altri Paesi non darebbero neanche, per la sua normalità.
Eppure so che qualcuno avrebbe eliminato il problema diventando semplicemente Presidente del Consiglio...