Non si possono liquidare centinaia di migliaia di persone con quattro poverissime righe. Grillo l'ha fatto.
Nel suo blog ha scritto, in riferimento alle firme raccolte per il V2-Day (indire un referendum per l'abolizione dell'ordine dei giornalisti, la cancellazione dei contributi pubblici all'editoria e l'eliminazione del Testo Unico Gasparri sulla radiotelevisione): "Il 25 novembre ho incontrato Carnevale in Cassazione. Mi è stato comunicato che le firme raccolte non sono sufficienti. Una cosa l'ho capita. Si dovevano raccogliere almeno due/tre volte le firme valide necessarie per essere sicuri del risultato. Come è avvenuto per la proposta di legge popolare "Parlamento Pulito"".
Ma come? Così, in quattro righe ci dici che tutte le firme che hai raccolto, che tutte le persone che sono scese in piazza, che tutte quelle parole sono state inutili?
Cosa ha detto Carnevale?
Chiarezza Grillo, vogliamo chiarezza. Non basta scrivere la solita frase "loro non molleranno mai, noi neppure". No, non basta.
Vorrei riprendere una notizia di ieri. È uscita la motivazione della sentenza che ha condannato 15 poliziotti e assolti 30 per i maltrattamenti inflitti ai manifestanti nella caserma di Bolzaneto, durante il G8 di Genova del 2001. Una notizia passata inosservata in tutti i telegiornali. Ma anche i giornali hanno fatto una grande figura.
Il Corriere della Sera riporta la notizia a pagina 21, a metà pagina, con due misere colonne da venti righe. Solo La Repubblica riporta la notizia in evidenza, addirittura in prima pagina, con un ottimo articolo del solito D'Avanzo. Ma parliamo di questa sentenza: cosa dice? La sentenza dice che gli esponenti delle forze dell'ordine "tennero condotte inumane e degradanti, tradendo il giuramento di fedeltà alle leggi della Repubblica italiana e della Costituzione". In poche parole ci fu tortura: "i metodi utilizzati avrebbero potuto senza dubbio ricomprendersi nella nozione di tortura adottata dalle convenzioni internazionali". Purtroppo questo reato non è presente nel nostro codice penale, ed è stato adottato quello inadeguato di abuso d'ufficio. Ecco, ora è tutto chiaro. Nel nostro Paese, nel 2008, la tortura non viene punita.
Caro Ermes,
rispondo alla tua mail del 24 novembre. Spero scuserai il ritardo con cui ti scrivo, dovuto ad impegni politici improrogabili.
Ho letto con grande stupore la testimonianza di un giovane come te che in mezzo alle sempre più crescente disaffezione verso la politica, dimostra tanta consapevolezza e tanto coraggio. “Fatti processare” è anche il messaggio che stiamo lanciando noi di Italia dei Valori all’attuale Premier, attraverso la nostra iniziativa referendaria contro il Lodo Alfano.
Si sta togliendo sempre più spazio alla democrazia, ai principi costituzionali e libertari del Paese. Il percorso intrapreso è quello di un regime subdolo che pezzo per pezzo sta smantellando presupposti egualitari imprescindibili, facendo credere che in realtà si stanno portando avanti gli interessi del Paese.
La verità è che ci troviamo di fronte ad un Parlamento sempre più esautorato delle sue funzioni, composto da una maggioranza che schiaccia dei bottoni e suddita, dove si approvano finanziarie in nove minuti e non si fa in tempo a scendere in piazza contro un Lodo Alfano che spunta già un Lodo Consolo.
Di fronte a tutto questo, promettiamo di non rimanere impassibili, ma combatteremo come sempre contro quel modello di politica che Berlusconi rappresenta, fatto di interesse di pochi, sulla pelle di molti.
Io non lo so dove vogliono arrivare questi qui. Ci mancava solo la social card. Una speciale carta di credito che verrà ricaricata con 40 euro al mese, per permettere alle famiglie più disagiate di pagare le bollette del gas e della luce e di avere qualche sconticino al supermercato. La social card riguarderà 1 milione e 300 mila persone: "spetta ai cittadini ultrasessantacinquenni e alle famiglie con figli piccoli (fino a tre anni) che abbiano un reddito Isee fino a 6.000 euro. Per chi ha più di 70 anni la soglia di reddito isee che da accesso alla carta acquisti è fino a 8.000 euro. Nel caso di più figli sotto i tre anni gli accrediti si sommano". I negozi alimentari aggiungeranno alla quota della social card uno sconto del 5%, ma resta il fatto che solo il 5% di catene di supermercati ha aderito alla social card. Quaranta euro al mese. Un pensionato giungerà alla cassa con la sua spesa e di nascosto, mimetizzandosi tra i prodotti, mostrerà la social card alla cassiera. Certo, ai cittadini servono i soldi per arrivare a fine mese, ma dare loro una speciale carta di credito da esibire quando si arriva alla cassa è un'idea che elimina qualsiasi forma di dignità della persona. Sono povero e devo anche farlo vedere a tutti? No, assolutamente no. Si poteva organizzare tutto questo in un altro modo. Non semplicemente dando la "sono-un-morto-di-fame card".
Mi serviva. Mi serviva proprio andare ad ascoltare un comizio di Silvio. Mi serviva proprio vedere tutta quella gente lì, sventolare la bandiera del Pdl ed accogliere il Salvatore con cori del tipo "Silvio! Silvio! Silvio!", non molto originali. Mi serviva guardare questi tipi, il Popolo delle Libertà. Sono persone che conoscono a memoria "Menomale che Silvio c'è" e che la cantano a squarciagola prima dell'arrivo del protagonista. Mi sono reso conto che sono veramente tanti.
Ho visto, purtroppo, anche alcuni bambini. I loro genitori li avranno portati lì, ad ascoltare migliaia di balle, forse per abituarli subito, in gioventù.
Ho ricevuto molti commenti in questi due giorni, anche negativi.
Volevo solo far capire alle persone che democrazia significa anche andare a contestare, in maniera pacata (come direbbe il nostro Walter), il comizio di un ometto antidemocratico che dal '94 ha contribuito a cancellare ogni qualsiasi forma di etica politica nel nostro Paese.
E vorrei anche rispondere ad alcune persone, semplicemente dicendo che se ci fosse stato D'Alema avrei fatto lo stesso. Non ho partiti. Non ho miti da celebrare ed acclamare.
Lunedì prossimo verrà Antonio Di Pietro. Vedrò se riuscirò a scambiare qualche parola anche con lui.
Cosa fare quando un tipo come Silvio viene nella tua città per sostenere il candidato alla presidenza della Regione (Gianni Chiodi, indagato)? Non andare al Palacongressi? Evitare di uscire di casa in modo da non vedere decine di decerebrati che acclamano il cancro della nostra democrazia? Oppure organizzare un gruppo armato di uova marce, pomodori, cachi (visto che siamo in stagione) in modo da consegnare al Presidente un simpatico ricordo del suo passaggio, in modo da colorare pacatamente la sua divisa con colori accesi, ma soprattutto naturali, e in modo che gli oggetti catapultati stiano come ad esprimere il nostro più profondo pensiero e cioè "torna ad Arcore nano di...."? Eterno dilemma.
Io ci sarò, questo è certo. Poi ciò che succederà, succederà. Potrà anche non accadere niente, ma l'immagine dal vivo di quell'omino antidemocratico rimarrà indelebile nella mia mente, così che io potrò convincermi ancor di più di che genere di persona stiamo parlando.
Questo Villari non se ne vuole proprio andare. Dopo settimane di scontri si è trovato un nome condiviso da maggioranza e opposizione per la Vigilanza Rai, ma lui non vuole proprio mollare.
Villari, dopo aver incontrato Veltroni, aveva dichiarato: "Se si dovesse realizzare al più presto una candidatura condivisa, sarò ben lieto di formalizzare le mie dimissioni. Ma fino a quel momento ho il dovere istituzionale di restare". Bravo, ora la candidatura condivisa si è realizzata, si chiama Sergio Zavoli, te ne puoi anche andare, che ne dici? Tutti gli hanno consigliato questo: da Fini a Schifani, passando per Veltroni, fino, addirittura, al nostro Silvio. Ma lui no, non si dimette, perché "sono un democratico, sono stato eletto democraticamente e faccio questo per tutelare le Istituzioni". Si si, certo certo. Tuteliamo le istituzioni. Ma a chi vuoi darla a bere Riccardino. Sei un democristiano, lo sappiamo. I democristiani non mollano mai, la poltrona.
Siamo nello studio di Omnibus, programma mattutino di La7. In studio ci sono Nicola Latorre, vice capogruppo Pd al Senato, Massimo Donadi, capogruppo Idv alla Camera e Italo Bocchino, vicecapogruppo Pdl alla Camera. Di che si discute? Si discute di commissione di Vigilanza Rai.
Bocchino annaspa, Massimo Donadi lo mette in difficoltà, semplicemente mostrando fatti chiari e veri. Praticamente: ti sembra giusto che il presidente della Vigilanza Rai sia scelto dalla maggioranza?
Bocchino non riesce a rispondere, non sa che dire, il suo cervello balbetta. Ma ecco che all'improvviso Latorre arriva in suo soccorso. Afferra il giornale che ha di fronte con una velocità supersonica, come se dovesse andare urgentemente in bagno. Ma non deve andare in bagno. Deve dare qualche suggerimento a Bocchino che ormai è immobile, sembra un fermo-immagine. Quindi prende il giornale, scrive "Io non posso dirlo, ma il precedente della corte? Pecorella?". Come per dire: "Avevamo proposto Pecorella e non lo avete voluto, ora voi proponete Orlando, ma noi non lo vogliamo: la cosa è reciproca, quindi non rompete le balle".
Latorre riconsegna il giornale a Bocchino, che legge la scritta e la ripete come un pappagallo. Bocchino ha salvato la faccia, grazie a Latorre. Per concludere, il vice capogruppo Pd, prende il giornale e strappa via la parte con il suo suggerimento, il pizzino.
Latorre fa parte del Pd. C'è gente come lui in parlamento. Siamo messi proprio bene.
C'è un disegno di legge interessante in Parlamento. La parola d'ordine di questo governo è "più sicurezza", una richiesta che parte soprattutto da una precisa parte dell'Aula, leghista e con la cravatta verde.
Ma ora compare un ddl che rappresenta una mezza amnistia per i reati fino a quattro anni. Praticamente chi rischia un processo, prima che cominci (fino al rinvio a giudizio), può chiedere al giudice di essere "messo alla prova" in cambio di un lavoro socialmente utile. Viene rispolverata l'idea di Mastella, che aveva presentato una cosa simile, con l'unica differenza che era prevista per reati fino a 3 anni.
Chi rischia una condanna fino a 4 anni chiede di svolgere un lavoro socialmente utile e il reato viene del tutto cancellato. Un colpo di spugna facile facile.
Nella lunghissima lista dei reati sono presenti anche la corruzione e il falso in bilancio. Insomma, se diventasse legge potremmo ritrovarci da un giorno all'altro il grande Silvio sotto casa nostra, mentre raccoglie le cicche gettate per strada o le foglie cadute dai rami degli alberi.