Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Carlo Giovanardi vuole estendere i controlli antidroga sugli automobilisti in tutta l'Italia: "Vogliamo proporre questo modello nell'ambito della Conferenza Stato-Regioni per sensibilizzare tutti gli enti locali che possono partecipare ai controlli. Che si tratti di un sistema che funziona viene certificato dai risultati registrati questa notte a Verona e provincia. Il governo non può imporre i controlli, ma noi proporremo questo sistema di prevenzione a tutte le realtà territoriali e lo esporteremo ai piloti d'aereo, ai conducenti dei bus e ai camionisti".
Ai parlamentari? No?



Barack Obama ha chiuso la convention democratica a Denver con uno grande discorso, 45 anni dopo lo storico "I have a dream" di Martin Luther King. Nello stadio erano presenti 84mila persone, una folla immensa. Una cosa impossibile già da pensare, in Italia. Nei nostri palazzetti con qualche decina di persone, in cui ci sono più attori sul palco che spettatori ad assistere. Anche Veltroni è andato a Denver. Da mesi dice di ispirarsi ad Obama, ma l'unica convergenza tra i due è lo slogan del cambiamento: da una parte "Yes, We Can", dall'altra l'orrendo "Si può fare" che pare fuoriuscito da un bar di un quartiere periferico di Roma.
Ma torniamo ad Obama. Cosa intende per cambiamento? Questa notte ha risposto a questa domanda: "Fatemi spiegare esattamente cosa significherà cambiamento se divento presidente: indipendenza dal petrolio mediorientale in dieci anni, lavorando ad eliminare gli sprechi ed investendo sulle energie verdi; tagli fiscali alla classe media e non ai più ricchi e alle multinazionali che portano il lavoro fuori dall'America; un'istruzione di livello per tutti i bambini e un sostegno economico agli studenti per pagare l'università; impedire che le assicurazioni sanitarie possano discriminare chi è malato; ritirare le truppe dall'Iraq e concentrarsi nella battaglia contro i terroristi in Afghanistan, con l'obiettivo di catturare Bin Laden".
L'unico dubbio resta, quindi, l'operazione militare in Afghanistan, ma vedremo come sarà svolta.
E mentre nella mia testa immagino un imbarazzante incontro tra il Presidente Obama e il nostro Silvio, sono convinto che la vittoria democratica possa originare un cambiamento non solo per l'America, ma per il mondo intero.
La vacanza è sacra. Ci sono ministri degli esteri che non vanno al Consiglio Europeo per la guerra in Georgia. Ci sono presidenti della Camera, poi, che vanno a fare immersioni in zone protette. Legambiente ha immortalato Fini, accompagnato da una imbarcazione dei vigili del fuoco, mentre si prepara all'immersione davanti alla Costa dei Grottoni, a Giannutri, definita dal decreto istitutivo dell'area protetta "zona 1", interdetta a qualsiasi attività che non sia di carattere scientifico. Il portavoce di Fini, Alfano (non lo Zerbino, ma Fabrizio) ha dichiarato in una nota: "Non abbiamo alcuna difficoltà a commentare una colpevole leggerezza non conoscendo esattamente i confini dell'area protetta". Bene, non conoscevano i confini. È stata una leggerezza. Ma cosa ci faceva in una barca dei Vigili del Fuoco? Ci si è ritrovato per caso? Succede: uno vuole salire nel suo yacht, si distrae e per errore si ritrova in una barca dei Vigili del Fuoco. Può capitare, nei sogni. Ma vogliamo sempre credere ai sogni? In realtà Fini voleva farsi qualche immersione nell'area protetta e ha avuto la bella idea di prendere una barca dei Vigili del Fuoco per non farsi notare. Il portavoce ha aggiunto: "Pagheremo la multa". E ci mancherebbe pure.
Dopo mesi e mesi di silenzio, sono usciti i 16 nomi che compongono la cordata che dovrebbe salvare Alitalia. Il Presidente dovrebbe essere Roberto Colaninno, e tra gli altri nomi spiccano quelli di Ligresti (l'avevo previsto) e di Tronchetti Provera (lui c'è sempre). Ma cosa succederà ora? Due sono le possibilità: o un commissario (gira il nome di Fantozzi) divide le attività buone dalle cattive per poi cedere alla cordata italiana le prime e avviare al fallimento le seconde; oppure il cda di Alitalia stabilisce la divisione della società e la bad company va a finire a Fintecna, società al 100% del Tesoro, che si assumerebbe l'onere della liquidazione (paghiamo noi). In entrambi i casi i piccoli azionisti non conteranno assolutamente niente, tant'è che hanno annunciato una class action. Inoltre, entrambi i casi, potrebbero essere fermati dall'Unione Europea. E poi si dovrebbe modificare la legge Marzano, cioè quella che permette di nominare un commissario per 180 giorni.
Si parla anche di un ritorno di Air France-Klm, perché Intesa San Paolo dovrà cercare dei partner stranieri. Cinque mesi fa Air France era il diavolo al quale non si dovevano consegnare le chiavi di Alitalia. Oggi è un salvatore. Non mi esprimo sull'infallibile logica imprenditoriale di Silvio.
Ancora da stabilire gli esuberi. Matteoli ha assicurato che non vogliono lasciare nessuno in mezzo a una strada. Al massimo sul marciapiede.
Quattro persone sono state arrestate a Denver, la città del Colorado dove è in corso da ieri la Convention del Partito democratico, perché sospettate di aver progettato un attentato alla vita del candidato democratico alla Casa Bianca Barack Obama. Lo ha reso noto una catena televisiva americana.
Uno degli uomini arrestati ha detto alle autorità che lui e i suoi complici intendevano "sparare contro Obama da una posizione molto favorevole...con un fucile...da una distanza di 750 metri", secondo la catena CBS34. L'attentato era stato pianificato per giovedì prossimo, quando Obama ha in programma il suo discorso di investitura davanti a decine di migliaia di sostenitori. Uno dei quattro, ha precisato l'emittente, è stato arrestato domenica dopo la scoperta da parte della polizia di due fucili di alta potenza nel suo autocarro. Un altro degli arrestati, secondo la polizia, era in possesso di una croce uncinata, e potrebbe far parte di gruppi suprematisti e razzisti bianchi. (Ansa)
Torna a insinuarsi l'interrogativo che tormenta le prossime elezioni: l'America è pronta ad avere Obama come Presidente?
Ho cercato su google le dichiarazioni rilasciate ieri dal Ministro dell'Economia Giulio Tremonti sui conti che ha trovato: "Sul programma di Prodi c'era scritto "miracolo", ma la situazione che abbiamo trovato appena arrivati al governo era di conti non a posto: di un'economia che andava a zero e di un deficit che saliva verso il 3%, il contrario di quello che dovrebbe essere". Non va bene così, Romano. Se Giulio ti lascia un deficit del 4,2%, tu non puoi dargli una sistemata. Lui deve ritrovarli in ordine, come prima. Aveva un 4,2%? Bene, restituiscigli il 4,2%.
Dopo aver fatto questa ricerca su google, è apparso in basso il sito ufficiale di Giulio Tremonti. Per curiosità ci vado. Eccolo, il bel faccino di Giulio, con la scritta "Vicepresidente di Forza Italia" che si ingrandisce, si muove, colpisce la tua attenzione, ti rende nervoso. Vado nella sezione Biografia. È diviso in tre parti: la prima rende noto la data di nascita, la seconda l'attività accademica (ma in realtà sembra una promozione pubblicitaria dei libri che ha scritto), la terza racconta la sua attività politica. Mentre ripenso all'articolo di Wikipedia su Giulio Tremonti che, in confronto alla biografia sul sito ufficiale, sembra l'Odissea a confronto con un numero di Topolino, leggo cosa c'è scritto in "attività politica". Mi ritrovo di fronte un obbrobrio grammaticale privo di qualsiasi punteggiatura: "Deputato al Parlamento Italiano dal 1994 Vicepresidente di Forza Italia Vicepresidente della Camera dei Deputati Chairman del “Group of Ten” (G10) Vicepresidente del Consiglio dei Ministri dal 23 aprile 2005 al 4 maggio 2006 Ministro dell’Economia e delle Finanze dal 11 giugno 2001 al 3 luglio 2004 e dal 22 settembre 2005 al 4 maggio 2006 Ministro delle Finanze, dal maggio 1994 al gennaio 1995". Non c'è neanche il punto alla fine.
Bene, rimango perplesso di fronte a questo scempio, ma mi salta in mente il sito di Angelino Alfano, il nostro Ministro della Giustizia. Ci vado, anche qui trovo il suo faccino che mi guarda e mi rende schizofrenico per il resto della giornata. Improvvisamente la mia attenzione si dirige verso una frase in grassetto che contiene la parola "mafia". Sono indeciso se leggere tutto l'articolo o risparmiarmi lo strazio. Decido di cliccare sulla notizia: è ancora presto e credo possa reggere allo sfacelo. Innanzitutto mi accorgo che non c'è la data della notizia, né in prima pagina, né all'interno dell'articolo. Te la devi inventare, la data. Inizio a leggere la dichiarazione di Angelino (beccato nel febbraio 2002 a baciare un boss mafioso durante un matrimonio): "Sappiano tutti i mafiosi che ciascun voto che un mafioso darà al centrodestra sarà utilizzato contro di lui e contro di loro".
Ok, basta. Mi fermo qui. Chiudo tutte le pagine di internet, scrivo questo pezzo, e per il resto della giornata non ascolterò più notizie di politica.
Gianni Alemanno, 29 aprile 2008: "I miei primi tre impegni sono questi: più sicurezza, lavoro e socialità".
Ansa, 23 agosto 2008: "Due pastori romeni sono stati fermati per l'aggressione della coppia di olandesi e lo stupro della donna avvenuti la scorsa notte a Roma. Entrambi sono stati riconosciuti dalle loro vittime. I due olandesi si erano accampati con la tenda vicino ad un casale diroccato sulla via Portuense. I due aggressori li hanno aggrediti e colpiti più volte con delle mazze, poi hanno abusato a turno della donna, 52 anni, ricoverata al San Camillo con varie ferite e fratture al volto".
Gianni Alemanno, 24 agosto 2008: "Non stavano uscendo da una stazione della ferroviaria né andavano sulla ciclabile. Si sono andati ad accampare in un posto abbandonato da Dio e dagli uomini dopo aver chiesto consiglio su dove mettere la tenda a un branco di pastori immigrati. La loro è stata una grave imprudenza".
Gianni Alemanno, domani: "Per sicurezza intendevo quella al Campidoglio. Che volete voi, 'tacci vostra! Viva il duce".
Continua l'operazione di pace americana in Afghanistan. Ieri settantasei civili, tra cui 19 donne e 50 bambini di età inferiore ai 15 anni sono stati uccisi da un bombardamento della coalizione americana. Questo è ciò che ha scritto in un comunicato il ministero dell'Interno a Kabul, aggiungendo che numerose altre persone sono rimaste ferite e le loro condizioni sono critiche. La Casa Bianca, invece, ha espresso scetticismo sulla notizia: "Gli Stati Uniti e la Nato prendono misure serie per evitare la morte di civili, sarei prudente con le prime informazioni provenienti dall’Afghanistan" ha detto un portavoce della Casa Bianca. Le forze militari Usa smentiscono la notizia. Per loro i combattimenti sarebbero costati la vita soltanto a 30 militanti, tra cui un leader talebano, cifra ottenuta dal sopralluogo eseguito da soldati statunitensi e afghani sul terreno una volta conclusi i combattimenti. Non sappiamo, dunque, ciò che è successo veramente. Sappiamo che è stata aperta un'inchiesta. Certo è che un ministro dell'Interno non si sveglia una mattina iniziando a sparare numeri sui civili morti. Inoltre, in mattinata, la notizia della morte di alcuni civili era stata data anche dal ministro della Difesa. Ci sono più ombre che luci in questa vicenda.
Intanto Peacereporter rende noto che "dieci civili (un neonato, quattro bambini, una ragazza, quattro donne, di cui una incinta) sono stati ricoverati ieri mattina nel Centro chirurgico di Emergency, a Lashkargah nel sud dell'Afghanistan, dopo essere rimasti feriti dalle schegge dei razzi caduti sulla loro casa, nella provincia di Helmand, durante una festa di matrimonio". Ci sarebbe un ''imprecisato, ma notevole, numero di morti'' ed è stato denunciato che ''sono stati i soldati inglesi''.
Prosegue, l'operazione di pace.
Stavamo gustando questo breve periodo di vacanze, ma Silvio ha rotto il silenzio. È tornato a parlare, a dire idiozie. Inizia parlando di Veltroni: "Avevo sperato che la gestione Veltroni significasse l'apertura di una stagione nuova della politica italiana. Invece la sudditanza psicologica e politica del Pd verso le frange giustizialiste è sconcertante". Silvio sperava nel dialogo. Ma quale dialogo vuole esserci quando un premier fa presentare dai suoi ministri un nuovo Lodo Schifani? Crede veramente che Veltroni potesse rispondere "parliamone"? Cosa vuoi parlarne, il Lodo Alfano è un'anomalia tutta italiana, inesistente in qualsiasi democrazia. Se giustizialista vuol dire rispettoso della giustizia, tutti gli italiani dovrebbero essere giustizialisti.
Poi Silvio, osa richiamare le idee di Falcone. Un omino che ha accolto nella sua villa uomini come Mangano, definito eroe, e che ha in Dell'Utri l'amico più fidato si permette di pronunciare il nome di Giovanni Falcone. Silvio vuole "mettere in pratica molte delle idee di Giovanni Falcone: separazione dell'ordine degli avvocati dell'accusa dall'ordine dei magistrati, indirizzo dell'azione penale superando l'attuale ipocrisia della finta obbligatorietà, criteri meritocratici nella valutazione del lavoro dei magistrati". Peccato che Falcone, come evidenzia il pm Antonio Ingroia "non ha parlato mai di avvocati dell'accusa per indicare i pm essendo anche lui un pm di riconosciuto equilibrio, né la necessità di un indirizzo dell'azione penale".
Ma lo spettacolo non finisce qui. Silvio fa nascere uno dei soliti gialli: se uno parla e poi smentisce, è ovvio che rimangono dei dubbi. Berlusconi avrebbe detto: "Grazie a Dio il mio amico Putin mi ha ascoltato. Altrimenti col cavolo che i carri armati russi si sarebbero fermati a quindici chilometri da Tbilisi. Abbiamo evitato un inutile bagno di sangue". Una frase impregnata di menzogne e folle compiacimento.
Poi arriva la smentita da Palazzo Chigi: "Il Cavaliere non avrebbe mai pronunciato questa frase che, tra l'altro, non appartiene certo al lessico del presidente del Consiglio". Anche questa nota è errata. Il 9 maggio 2005, Berlusconi affermò: "Ho cercato di appianare i contrasti esistenti tra Bush e Putin i quali mi hanno detto che il loro lungo colloquio di ieri sera è stato perfetto, e che tutto è rientrato. Tutti e due erano stati opportunamente preparati dal sottoscritto...". Questo è il lessico del premier, non dimentichiamolo.
Parliamo di: Antonio Di Pietro. L'Italia dei Valori ha avuto un successo inaspettato alle elezioni di aprile. Alla Camera ha conquistato il 4,4% dei seggi, contro il 2,3% del 2006, al Senato è passato dal 2,8% del 2006 al 4,3%. Il successo di Di Pietro va attribuito anche al grande lavoro svolto in questi anni tra la gente. Uno dei pochi che vede la politica come un dialogo continuo con gli elettori, e non come un "ci rivediamo alle prossime elezioni". Inoltre ha scoperto le grandi potenzialità di internet, e non è poco. Uno dei rari uomini politici che pubblica sulla rete il lavoro svolto in Aula, i discorsi, le critiche e gli apprezzamenti. Immaginate se Silvio avesse un blog. I suoi articoli sarebbero continui insulti agli avversari politici, un eterno attacco ai mostruosi comunisti. Di Pietro non è così, tant'è che il suo blog è uno dei più visitati della rete.
Oltre alla "scoperta internet", Di Pietro si presenta a molti elettori come l'unico difensore della magistratura rimasto in Parlamento. Tra continue offese alla magistratura provenienti da destra (la "metastasi"), ma anche da sinistra (caso Unipol-Fassino-D'Alema), Di Pietro sembra un giudice extraterrestre in mezzo a un orda di carcerati di Rebibbia.
Sono sicuro: vedendo il lavoro svolto da Veltroni, la sua "opposizione costruttiva e pacata", una grande parte di elettori del Pd voterebbe per l'Italia dei Valori in caso di prossime elezioni. All'opposizione di facciata di Walter che consiste nel raccogliere un milione e passa di firme che non serviranno a niente, si contrappone la vera opposizione di Di Pietro, composta dalla manifestazione di Piazza Navona e dal referendum contro il Lodo Alfano.
C'è solo una cosa da dire: continua così, Antonio.
Parliamo di: Angelino Alfano. L'8 maggio è nominato Ministro della Giustizia e non ci crede neanche lui. Però aveva grandi capacità. Nel febbraio del 2002 un video (acquisito dalla Procura di Palermo) girato alla festa di nozze della figlia del capomafia di Palma di Montechiaro, Croce Napoli, mostrava il giovane deputato nazionale di Forza Italia baciare il capomafia. Di fronte a questa esperienza, Silvio si è dovuto inchinare e nominare subito Angelino ministro. Chi meglio di lui può combattere la mafia?
È intenso il lavoro svolto in questi primi mesi. Angelino ha lavorato soprattutto ad Arcore, dove gli avvocati Ghedini e Pecorella si spremono le meningi per dar vita ad una norma che possa finalmente salvare Silvio dai processi avviati dai giudici comunisti. Da questa faticosa discussione nasce la prima legge ad personam della nuova legislatura: la blocca-processi. La norma prevede la sospensione dei processi penali relativi a fatti commessi fino al 30 giugno 2002, data che guarda caso comprende il processo che riguarda Berlusconi. La norma avrebbe costretto i giudici a sospendere 100 mila processi, ma venne poi modificata con l'eliminazione della data del giugno 2002. Ovviamente viene modificata perché sulla tavola c'è un piatto più succulento, cioè il magnifico Lodo Alfano. Prima, però, nasce una nuova idea: vietare le intercettazioni e la loro pubblicazione. Stranamente Berlusconi è protagonista di un processo con Saccà che nasce proprio da intercettazioni. E non importa se in questo modo si vietano le intercettazioni per i reati più diffusi e di vero impatto sociale.
Ma ben presto si giunge all'apoteosi: il Lodo Alfano. Sul Lodo non si sono dovuti sforzare: avevano già a disposizione il vecchio Lodo Maccanico/Schifani. È bastata una revisione. In soli 25 giorni si è riusciti ad approvare la norma più vergognosa d'Europa, dato che in nessun Paese d'Europa, il Presidente del Consiglio gode dell'immunità.
E Zerbino Alfano è contento. È contento di farsi manipolare come un pupazzo. Ha un cervello ma è contento di non usarlo.
Parliamo di: Walter Veltroni. È riuscito nell'impresa di rilanciare l'immagine di Berlusconi. Silvio stava crollando. Aveva appena creato un partito sul predellino di un auto. Tutti gli alleati erano increduli, lo stavano abbandonando. Ma Uòlter no, lui ha "aperto al dialogo". Ed ecco, Berlusconi che riconquista la scena e ritrova i suoi coerenti alleati. Inizia la campagna elettorale: Walter ci crede. Walter potrebbe usare il mezzo più facile per conquistare migliaia di elettori, cioè iniziare a parlare di tutto ciò che riguarda Silvio: dai suoi processi al conflitto di interessi. Ma no, non lo fa. Evita persino di pronunciare il suo nome, lo chiama "il maggior esponente dello schieramento a noi avverso". Mentre Silvio strappa il programma del Pd davanti a centinaia di persone. Walter non prende posizioni, nasce il mito del "maanchismo veltroniano". Gli italiani si accorgono che, ora, ci sono due comici sul palco. Mancano pochi giorni alle elezioni e Uòlter ci crede. "Siamo a 10 punti"; "Il distacco è di 5 punti"; "Siamo testa a testa". Ci credeva, e forse anche qualche elettore. Si vota: i Piddielliani sono sicuri di vincere, chi non vuole vedersi rappresentato da Silvio vota il Pd. Non si vota il Pd per far vincere Uòlter, ma per far perdere Silvio.
Veltroni non ce la fa. In pochi mesi riesce a far resuscitare un morto e a mandarlo dritto a Montecitorio. Va bene, incassiamo la sconfitta. Pensiamo a fare opposizione a questo governo padano, razzista, e contro qualsiasi forma di legalità. No, Uòlter crede nel dialogo. Nell'opposizione pacata e costruttiva. Il dialogo diventa la parola magica delle prime settimane. Poi Silvio inizia a mostrare il suo vero volto e Walter capisce che forse ha sbagliato a credere nella discussione costruttiva. Non ci sarà nessun dialogo, mai più. Da oggi in poi si fa vera opposizione. Di Pietro organizza una manifestazione a Piazza Navona, il No Cav. Day. È una grande occasione per mostrare la grande forza e unione dell'opposizione. Ma Uòlter decide di non unirsi all'Italia dei Valori. Gli elettori del Pd non ci credono. Alcuni perdono la poca fiducia che avevano riposto in Veltroni, altri esclamano "ci sarà un'altra occasione". E l'occasione giunge. È la raccolta di voti per il referendum avanzato da Di Pietro contro il Lodo Alfano. Dai Uòlter, è la grande occasione per rilanciare l'immagine del Pd. Non è così. "Se per caso il quesito dovesse fallire, anche per mancanza di quorum, tutta l'opposizione ne uscirebbe male". E la commedia continua.